La lezione di questi mesi sarebbe sufficiente a dedurre quanto costi l’attività antropica contro la natura in termini sanitari, sociali ed economici e alle conseguenze irreversibili che le nostre azioni stanno causando. Il WWF in un suo report appena pubblicato (Pandemie, l’effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi) dimostra la correlazione tra le cause pandemiche e la scarsa attenzione al rispetto della natura e la biodiversità.

L’omogeneizzazione dell’offerta agricola, in risposta alle richieste del mercato della grande distribuzione, causa ogni anno la scomparsa di centinaia di specie vegetali. Gli agricoltori sono costretti a stravolgere la natura produttiva dei propri terreni, per questo servirebbe salvaguardare le produzioni locali e implementare le filiere corte e diminuire l’utilizzo della chimica nell’attività agricola.

 

Anche la Commissione Ue che in questi giorni ha disposto un taglio del 50% del consumo di pesticidi, uno del 50% del consumo di antibiotici per gli allevamenti e l’acquacoltura, una riduzione del 20% del consumo di fertilizzanti, indica con chiarezza la necessità di invertire le logiche di un’economia di consumo e sfruttamento in favore di meccanismi di economia circolare, più sostenibili e virtuosi al fine del benessere collettivo.

Senza pensare al fenomeno predatorio dello sfruttamento delle terre nel terzo mondo che costringe milioni di persone a migrare verso altri paesi in cerca di quella prospettiva che a loro è stata scippata e dove, purtroppo, spesso trovano solo povertà e sfruttamento.

A farne le spese di queste scelte sono anche gli ecosistemi acquatici. È urgente un serio monitoraggio dei prelievi, implementare l’attività di controllo sulla pesca illegale e un blocco dell’inquinamento dei mari. A queste attività va affiancata una politica per il recupero delle plastiche già presenti in questi senza la quale è impensabile pensare di ripristinare l’equilibrio dei sistemi marini dove il nostro, il Mar Mediterraneo, risulta tra i maggiormente compromessi.

 

Anche sul capitolo dei sistemi forestali per la tutela della biodiversità c’è ancora tanto da fare. L’assenza di manutenzione e controllo di molte porzioni di territorio espone il nostro paese a una moltitudine di rischi ambientali. Serve promuovere e rilanciare una strategia forestale integrata per abbattere il rischio idrogeologico e anzi favorire il contenimento delle risorse idriche, opporre interventi di qualità alla desertificazione e tutelare le specie animali, sempre più rare, presenti in questi habitat.

 

Il nostro paese ha il compito di celebrare la sfida del cambiamento globale non con semplici presentazioni della “Giornata mondiale della Biodiversità” nelle scuole e nei canali istituzionali ma con una nuova prospettiva di Sviluppo Sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale.

Le risorse presenti nel Decreto Rilancio sono disponibili e altre potranno essere recuperate dalle politiche comunitarie, ma non bisogna sprecare l’occasione. Per la nostra Terra non ci saranno molte altre occasioni.