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Friuli, Flai Cgil: “Sfruttamento e caporalato sono una piaga intollerabile, estesa in tutto il paese”

L’occhio del drone fotografa una realtà di sfruttamento, succede nelle campagne friulane, nei campi tra San Vito al Tagliamento e Morsano, dove 23 lavoratori stranieri non in regola, impegnati in 4 aziende agricole adesso sospese, sono stati individuati in un’indagine congiunta della Guardia di finanza e dell’Ispettorato nazionale del lavoro. Successivi controlli hanno accertato che tra i lavoratori c’erano quattro richiedenti asilo e tre con i documenti non in regola. Jean Renè Bilongo, Flai Cgil nazionale, presidente dell’Osservatorio Placido Rizzotto, osserva subito come “lo sfruttamento emerso oggi nel pordenonese è solo la punta di un gigantesco iceberg, alla cui base invisibile ci sono molte aziende, in un territorio che pure è rinomato per la sua agricoltura di eccellenza. Purtroppo anche in Friuli ci troviamo davanti a realtà produttive che non rispettano le regole per inseguire ancora maggiori profitti”. Bilongo non è sorpreso da quest’ultima indagine di finanzieri e ispettori del lavoro: “Come abbiamo appurato nel primo Quaderno dell’Osservatorio Placido Rizzotto sulla Geografia sociale del caporalato, importanti segmenti dell’agricoltura pordenonese sono ancora lontani anni luce dall’eccellenza tanto decantata negli spot pubblicitari. Il fatto che siano stati individuati alcuni lavoratori migranti con i documenti non in regola, significa che gli sfruttatori hanno gioco facile ad approfittarsi di condizioni di bisogno. Condizioni che riguardano tanti, troppi lavoratori, come ha registrato anche il IV Rapporto del laboratorio congiunto ‘Altro Diritto’ – Flai sul contenzioso in tema di sfruttamento presentato soltanto ieri all’Università Roma Tre”. Dina Sovran, della Flai Cgil Pordenone, sottolinea quanto sia importante il lavoro capillare sul territorio perché “il vero problema è rappresentato dalle tante zone grigie, dove il confine con l’illegalità è sottile, labile. All’apparenza, mentre compili per loro le pratiche per la disoccupazione, i lavoratori sembrano in regola. Poi ti accorgi che c’è un caporale che traduce per loro. La Flai cerca di inserirsi in qualsiasi crepa di una struttura ben congegnata per sfruttare chi scappa da guerre e carestie, e può contare solo sulla forza delle sue braccia”. Alessandro Zanotto, coordinamento Flai Friuli conclude evidenziando che “l’aumento dei controlli, grazie alla collaborazione con ispettorato del lavoro e forze dell’ordine, ha portato alla luce vaste zone d’ombra nel comparto agricolo. Quello emerso non è il primo e purtroppo non sarà l’ultimo caso di sfruttamento nei capi. Occorre tenere sempre la guardia alzata”. “Dobbiamo istituire in ogni territorio una sezione della Rete del lavoro agricolo di qualità – rilancia Bilongo – al tempo stesso è necessario che le regioni recepiscano le linee guida per l’assistenza e la protezione delle vittime di sfruttamento in agricoltura, raggiunto lo scorso ottobre nella Conferenza Unificata”.

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