I segretari generali di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, Onofrio Rota, Giovanni Mininni e Stefano Mantegazza, sostengono con forza il nuovo appello dell’Effat, la Federazione europea dei sindacati dell’agroalimentare, lanciato oggi per chiedere che il Consiglio europeo condivida l’emendamento approvato dal Parlamento europeo lo scorso 23 ottobre, che ha introdotto la cosiddetta “clausola sulla condizionalità sociale” per la concessione degli aiuti comunitari alle aziende agricole. Appello condiviso anche da numerose organizzazioni e personalità della società civile.  

“Condividiamo le motivazioni espresse oggi dall’Effat – scrivono i sindacalisti in una nota – che smentiscono quanto sostenuto da alcuni Stati membri, guidati dall’Austria, secondo i quali qualsiasi forma di condizionalità sociale creerebbe ulteriore burocrazia aumentando gli oneri amministrativi. Una posizione demagogica, primo perché la condizionalità sociale si riferisce al rispetto di condizioni di lavoro già applicabili e secondo perché, come richiesto dal Parlamento europeo, verrebbero coinvolte le autorità di controllo competenti in materia di lavoro, senza nuovi oneri per le autorità di controllo sulla PAC”. 

“Non possiamo più consentire – affermano Rota, Mininni e Mantegazza – che accanto alle norme di salvaguardia del benessere animale e ambientale la PAC non preveda anche vincoli tra la concessione di finanziamenti pubblici e il rispetto dei lavoratori. Si tratta di una norma di civiltà dalla quale le imprese sane non hanno nulla da temere e che, anzi, aumenterebbe la loro tutela contro la concorrenza sleale di chi, al contrario, non rispetta i contratti di lavoro e le leggi sociali. Ecco perché ribadiamo il nostro appello a tutti i rappresentanti italiani nel parlamento europeo a sostenere la posizione assunta dal parlamento stesso lo scorso 23 ottobre, così come reiteriamo la richiesta a tutto il Governo italiano di sostenere in Europa, nelle prossime riunioni del consiglio agricolo del 16 aprile e 30 aprile, con un gioco di squadra, questo principio, rivendicato anche nella piattaforma delle mobilitazioni in corso, che porteranno i lavoratori agricoli di nuovo in piazza con lo sciopero del 30 aprile”.