Questo 8 marzo è diverso dagli altri perché alle tante criticità, quest’anno si somma la crisi sanitaria, economica e sociale determinata dalla pandemia.
E ancora una volta sono le donne a pagare il prezzo più alto, così come in tutti i momenti di crisi e di forte difficoltà economica.

La crisi generata dalla pandemia ha indubbiamente investito tutti, ma ha colpito in modo particolare le donne amplificando quelle disuguaglianze che caratterizzano la struttura della società italiana.
Bassa occupazione, lavori stagionali, contratti più precari, salari più bassi, part time involontario, scarse possibilità di occupare posizioni aziendali più elevate e, quindi, più sicure, il carico del lavoro di cura.
L’organizzazione della società italiana risulta ancora fortemente arretrata e la causa di questa arretratezza va individuata nella mancanza di progettualità e di investimenti. È urgente un cambio di paradigma, è urgente un nuovo modello di sviluppo socialmente e ambientalmente sostenibile, ma non basta dirlo a parole!
È necessario eliminare tutti gli ostacoli per una piena attuazione di pari opportunità e di pari condizioni.
Servono politiche e comportamenti che possano permette alle donne, ad esempio, di non dover scegliere se essere lavoratrici o madri.
Ma, soprattutto, bisogna aprire un’ampia mobilitazione, innanzitutto culturale nel nostro Paese per superare la costante tendenza a marginalizzare un problema che non è solo di genere, ma è un problema dell’intera collettività.
Per questi motivi non c’è nulla da festeggiare l’8 marzo. Questa giornata è per noi un ulteriore momento di denuncia e di lotta, utile a far crescere la necessaria consapevolezza su questo tema così vitale per la nostra società.

Perciò continueremo ad assumere questi come temi prioritari, nel rinnovo di tutti i ccnl dove abbiamo inserito tutele contro le discriminazioni e contro le molestie così come nella contrattazione nei luoghi di lavoro e nei territori e nel sindacato di strada dove è necessario indagare se oltre allo sfruttamento, quando si tratta di donne c’è anche violenza.
Il nostro sguardo non può e non deve essere neutro, contattare e tutelare una donna va fatto tenendo sempre in considerazione che ci sono bisogni differenti e gap diversi e che la battaglia per una reale parità non è ancora vinta!
Ecco perchè il nostro slogan è e continuerà ad essere: AL LAVORO E ALLA LOTTA!!