new!

Le tre sfide che attendono i lavoratori dell’industria alimentare

Le tre sfide che attendono i lavoratori dell’industria alimentare

Azione sindacale che deve anche oltrepassare i confini nazionali, gestione dell’impatto dell’intelligenza artificiale, contrasto alla precarietà e riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. Sono tre tra le sfide principali che attendono lavoratrici e lavoratori dell’industria alimentare, impegnati in una fase importante quanto delicata di negoziazione degli accordi integrativi con i grandi gruppi del food.

Parliamo di un settore che, sebbene in Italia negli ultimi abbia registrato buone performance rispetto al resto della manifattura – grazie innanzitutto al contributo di lavoratrici e lavoratori – subisce gli effetti dell’instabile contesto geopolitico ed economico e, al contempo, è teatro di scelte imprenditoriali troppo spesso spregiudicate, che mettono al primo posto i dividendi a danno dei posti e della qualità del lavoro.

La finanziarizzazione dell’industria alimentare, infatti, oltre ad aver trasformato i beni alimentari da cibo ad asset su cui investire e speculare, influisce sulle scelte del management delle multinazionali del food, orientate sempre più ad ottenere guadagni immediati per gli azionisti attraverso strategie di breve periodo.

Si pensi, ad esempio, a Nestlé che lo scorso ottobre ha annunciato un piano aziendale che prevede 16mila esuberi nei prossimi due anni, per un risparmio previsto di oltre tre miliardi di euro. Una scelta presentata come una necessaria riduzione dei costi, mentre sappiamo che virate di questo tipo sono dettate dall’assoluta priorità data all’incremento degli utili per soddisfare gli azionisti, ai quali poco importa del benessere dei lavoratori e anche della qualità del prodotto. Di fronte ad operazioni del genere, per poterle governare e indirizzare, i lavoratori dei Paesi in cui operano le multinazionali del cibo si trovano di fronte alla necessità di rafforzare la propria rete di relazioni e unire le lotte, affinché le rivendicazioni avanzate nei singoli territori si intersechino con quelle globali, moltiplicandone la portata.

Non possiamo poi eludere il tema della automazione e del ricorso all’intelligenza artificiale e del loro impatto sui modi di produzione e sull’organizzazione del lavoro. È indispensabile che i lavoratori dell’alimentare abbiano diritto ad essere informati e consultati preventivamente su queste tematiche.

Un’opportunità, in questo senso, arriva dalla Direttiva europea 2025/2450 approvata dal Consiglio Ue lo scorso ottobre. Con questa norma vengono riformate le prerogative e il ruolo dei Cae, i Comitati aziendali europei, prevedendo tra le altre cose misure più efficaci perché sia rispettato il diritto all’informazione dei lavoratori da parte delle aziende e una definizione più accurata delle “questioni transnazionali” rispetto alle quali i dipendenti delle multinazionali devono essere informati.

La direttiva Ue, una conquista ottenuta anche grazie alla pressione quotidiana del sindacato europeo, ci viene incontro ma non basta. Nella rinegoziazione degli accordi dei Cae bisognerà specificare meglio le tematiche oggetto di informazione, tra cui la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale. Inoltre, stiamo lavorando giorno per giorno per raggiungere accordi integrativi nelle principali aziende dell’alimentare, che vadano nella medesima direzione.

Nelle Linee di indirizzo per la diffusione e lo sviluppo della contrattazione di secondo livello nell’alimentare 2026-29, non a caso, abbiamo inserito come punto prioritario il diritto di informazione e consultazione preventivo rispetto all’introduzione di nuove tecnologie e al ricorso all’IA, per orientare l’innovazione verso un lavoro stabile, qualificato e più sicuro.

In queste Linee guida si parla anche di promozione delle pari opportunità, conciliazione tra vita professionale e privata e sperimentazione di percorsi di riduzione dell’orario a parità di salario. Il bilanciamento vita-lavoro è un’esigenza che sempre più emerge tra i nostri lavoratrici e lavoratori, in particolare tra le giovani generazioni. Questo tipo di rivendicazione può e deve essere una delle leve che il sindacato utilizza per agire il conflitto tra Capitale e Lavoro, assieme alle più tradizionali richieste economiche, salariali e non solo.

Altro tema strategico è il contrasto alla precarietà e alla frammentazione del lavoro. Con l’ultimo rinnovo del Contratto collettivo nazionale dell’industria alimentare abbiamo lanciato un segnale importante che si può e si deve agire sulla precarietà. Abbiamo bisogno di ricomporre il lavoro, dalla somministrazione agli appalti, per aumentare la nostra forza nelle fabbriche e per redistribuire meglio la ricchezza anche a chi oggi lavora nello stesso sito ma ha condizioni economiche e normative diverse.

Non sarà semplice ottenere questi risultati, ma ce la faremo, riusciremo a promuovere un modello di sviluppo che metta al centro il benessere lavorativo e il valore del lavoro, grazie all’impegno quotidiano della Flai e dei lavoratori e delle lavoratrici della nostra categoria.

Angelo Paolella
Segretario nazionale Flai Cgil

Articoli correlati