Puglia: Giuseppe Petramala, non fu un incidente

Puglia: Giuseppe Petramala, non fu un incidente

«Esprimiamo profondo apprezzamento per il lavoro svolto dagli inquirenti e dalle Forze dell’Ordine che, a distanza di due anni, hanno individuato il presunto responsabile della morte di Giuseppe Petramala, il giovane lavoratore calabrese deceduto dopo una caduta mentre lavorava nei campi nel territorio di Noci, in provincia di Bari».

Lo dichiara Antonio Ligorio, segretario generale della Flai Cgil Puglia, commentando il fermo eseguito nell’ambito delle indagini sulla morte del bracciante, per la quale si ipotizzano i reati di omicidio e sfruttamento del lavoro.

«Siamo di fronte a una vicenda drammatica, che riporta alla memoria quella di Satnam Singh, il bracciante agricolo di origine indiana morto nel giugno 2024 in provincia di Latina dopo essere stato abbandonato senza adeguati soccorsi. Due storie diverse, accomunate da un elemento terribile: la possibilità che un intervento tempestivo avrebbe potuto salvare due vite. Anche nel caso di Giuseppe, stando a quanto emerso dalle indagini, il ritardo nei soccorsi potrebbe aver avuto un ruolo determinante».

Il sindacalista sostiene che queste tragedie «mostrano il volto più crudele dello sfruttamento lavorativo, quello di chi antepone il profitto alla dignità e persino alla vita umana. Nessuna convenienza economica può giustificare l’indifferenza di fronte a un lavoratore ferito o in pericolo di vita. Chi lavora nei campi non può essere considerato una forza lavoro da utilizzare e abbandonare quando diventa scomoda: è una persona, con diritti che devono essere garantiti e tutelati sempre».

Gli fa eco Gianluca Susca, segretario generale Flai Cgil Bari, secondo cui «non basta indignarsi dopo ogni tragedia. Occorre intervenire prima, attraverso controlli più estesi, accurati ed efficaci che si traducano in un’azione di contrasto sistematica contro il caporalato e ogni forma di sfruttamento. Chiediamo con forza la piena e concreta attuazione della legge 199/2016, affinché tutti gli strumenti di prevenzione e repressione dello sfruttamento siano effettivamente applicati».

Per Ligorio e Susca, la giustizia deve fare il suo corso, accertando tutte le responsabilità, ma le istituzioni hanno anche il dovere di impedire che simili tragedie si ripetano. «Giuseppe e Satnam non devono essere soltanto nomi da ricordare. Devono rappresentare un punto di svolta nella lotta contro il caporalato e la disumanità dello sfruttamento. Perché il lavoro deve garantire dignità e futuro, mai diventare una condanna a morte» concludono.

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