Non si nasconde lo sfruttamento spostando gli sfruttati. Gabrio Toraldo: «Brindisi rischia di smarrire il senso della democrazia e della dignità relegando ancora una volta gli ultimi ai margini»

Non si nasconde lo sfruttamento spostando gli sfruttati. Gabrio Toraldo: «Brindisi rischia di smarrire il senso della democrazia e della dignità relegando ancora una volta gli ultimi ai margini»

Ancora una volta l’Amministrazione comunale di Brindisi, e in particolare l’assessorato competente per le Politiche e gli interventi in materia di immigrazione, dimostra quale sia la propria idea di inclusione: allontanare le persone più fragili, relegare gli invisibili ai margini della città e trasformare una questione sociale in un problema di ordine pubblico.

«La scelta di trasferire i lavoratori agricoli migranti nell’area dell’ex impianto CDR non rappresenta una soluzione. È, al contrario, la certificazione del fallimento di una politica sociale che rinuncia ad affrontare le cause dello sfruttamento e preferisce nascondere gli sfruttati», dichiara Gabrio Toraldo, segretario generale della FLAI CGIL Brindisi.

Per anni quell’area è stata considerata un luogo delicato, isolato e inadatto ad accogliere persone. Oggi, improvvisamente, viene indicata come il posto nel quale collocare decine di esseri umani. È quindi legittimo chiedersi che cosa sia cambiato: le condizioni dell’area oppure il valore che questa Amministrazione attribuisce alla vita e alla dignità dei lavoratori migranti?

Siamo di fronte a una narrazione costruita per giustificare una decisione già assunta. Una ricostruzione che, a nostro giudizio, contiene elementi che devono essere chiariti pubblicamente. Le istituzioni hanno il dovere della trasparenza, non quello della propaganda.

Questa non è la Brindisi solidale che immaginiamo. È una città che rischia di imboccare una strada inquietante, nella quale i diritti vengono compressi, il dissenso viene liquidato come un fastidio e gli ultimi vengono trattati come un problema da allontanare.

È una concezione del potere che richiama pratiche autoritarie e che non può trovare spazio in una Repubblica fondata sui principi della Costituzione antifascista.

Mentre si alimenta l’ennesima polemica contro chi difende i diritti e denuncia condizioni indegne, nessuno sembra voler affrontare il vero scandalo: lo sfruttamento dei braccianti.

Dov’è l’indignazione quando uomini e donne lavorano nei campi dall’alba al tramonto?

Dov’è l’indignazione quando, secondo le testimonianze raccolte dal sindacato, le giornate denunciate agli enti previdenziali sarebbero, in alcuni casi, inferiori a quelle effettivamente lavorate?

Dov’è l’indignazione quando il caporalato cambia volto, si mimetizza, assume forme sempre più sofisticate e continua a sottrarre salario, contributi, diritti e futuro a migliaia di lavoratori?

«Ogni mattina questi lavoratori lasciano la struttura per raggiungere i campi e vi fanno ritorno soltanto al termine della giornata. Per questa ragione chiediamo agli organi ispettivi competenti, alle forze dell’ordine, all’INPS e a tutte le autorità che hanno sottoscritto in Prefettura il protocollo contro il caporalato di intensificare i controlli», afferma Gabrio Toraldo.

La FLAI CGIL Brindisi chiede che venga verificata la piena corrispondenza tra le giornate effettivamente lavorate dai braccianti ospitati nell’ex impianto CDR e quelle denunciate ai fini previdenziali e contributivi.

Si tratta di verifiche necessarie e doverose, non di accuse preventive.

Qualora emergessero irregolarità, queste dovrebbero essere accertate e perseguite con la massima fermezza. È questo l’obiettivo che ci siamo posti e che continuiamo a perseguire, anche quando soltanto pochi hanno il coraggio di denunciare il problema e di occuparsene concretamente.

Ci rivolgiamo anche alle aziende agricole che impiegano questa manodopera.

Pensano davvero che il problema sia il luogo nel quale questi lavoratori trascorrono la notte? Oppure il vero problema è garantire salari dignitosi, piena regolarità contributiva, sicurezza nei luoghi di lavoro e corretta applicazione dei contratti?

Il lavoro agricolo non può continuare a fondarsi sul sacrificio silenzioso di persone che diventano invisibili quando chiedono diritti e ritornano utili soltanto quando devono lavorare nei campi.

Fa rabbia assistere a un dibattito pubblico nel quale pretendere dignità viene rappresentato come un atto di provocazione, mentre lo sfruttamento viene troppo spesso derubricato a conseguenza inevitabile del mercato.

Noi non ci rassegniamo.

La FLAI CGIL Brindisi continuerà a denunciare ogni forma di sfruttamento, a pretendere controlli reali, a chiedere trasparenza alle istituzioni e a difendere chi lavora nei campi.

Il problema non sono i lavoratori migranti. Il problema è rappresentato da chi continua a considerare normale un sistema economico che trae profitto dalla loro condizione di debolezza e ricattabilità.

La politica dovrebbe avere il coraggio di combattere il lavoro nero, il dumping contrattuale, l’intermediazione illecita e ogni forma di sfruttamento. Invece, c’è chi preferisce spostare gli sfruttati lontano dagli occhi dei cittadini.«Noi continueremo a fare esattamente il contrario. Continueremo a portare questi lavoratori al centro del dibattito pubblico, perché una città che isola gli ultimi non diventa più sicura: diventa soltanto meno giusta. E una città che rinuncia alla giustizia sociale rinuncia inevitabilmente anche alla propria democrazia e alla propria dignità», conclude Gabrio Toraldo

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