Per sconfiggere i ghetti abbiamo bisogno di un’azione confederale capace di proporre un modello radicalmente alternativo di società, basato sulla cooperazione, sulla solidarietà umana, sul lavoro sicuro e garantito, sul rispetto dei diritti e della dignità delle persone
Quando l’imperialismo mostra il volto più brutale, agendo con l’aggressione esterna e la repressione interna, senza ormai avvertire nemmeno più il bisogno di nascondersi dietro il paravento della democrazia liberale, e facendo pertanto carta straccia del diritto internazionale e dei diritti fondamentali dell’uomo, cresce anche, di pari passo, la logica colonialista. Guardiamo attoniti gli Usa e la feroce repressione dell’Ice, la polizia paramilitare di Trump che, agendo ai confini della democrazia e con poteri illimitati, somiglia sempre più a uno squadrone della morte, e restiamo esterrefatti di fronte all’Europa che procede spedita verso la piena acquisizione del “modello Albania” del governo Meloni con il “Patto asilo e migrazioni”.
Intanto un esercito di disperati continua ad essere sfruttato per soddisfare il bisogno di manodopera a basso costo delle economie occidentali. Tutto ciò potrebbe apparire in contraddizione, eppure, purtroppo, non lo è. Il messaggio che passa è semplice: se ti vuoi muovere dal Sud al Nord del mondo lo devi fare a tuo rischio e pericolo, sottoponendoti alla selezione darwiniana del deserto del Messico, piuttosto che del Mar Mediterraneo o della rotta balcanica; ed una volta che ce l’hai fatta, devi accettare un’esistenza precaria e un lavoro a qualsiasi condizione, che spesso si riduce in un brutale sfruttamento.
I ghetti in Italia, e non solo, sono l’esatta rappresentazione materiale di queste contraddizioni: luoghi di esclusione e isolamento sociale, dove andare a reperire manodopera da sfruttare a basso costo, una sorta di “discount delle braccia”. E allora, la realizzazione di 11 progetti su 37 previsti, l’utilizzo di 22 milioni di euro rispetto ai 200 stanziati dal Pnrr per superare la vergogna degli insediamenti informali e assestare un colpo importante a un elemento, quello abitativo, che rappresenta uno dei principali cardini dello sfruttamento lavorativo e del caporalato. Tutto questo, è da imputare solo a una incapacità amministrativa dello Stato oppure a una scelta politica ben precisa da parte di un governo, quello italiano, che è in piena sintonia con la cultura dominante a cui si accennava sopra?
Il dubbio che sorge spontaneo è: conviene alle forze politiche dominanti nel nostro Paese e a un pezzo importante di economia informale, per non dire illegale, intervenire per eliminare quegli elementi che rendono fragili, e dunque ricattabili, migliaia di donne e uomini che danno un contributo fondamentale a un’economia che produce miliardi di euro di valore aggiunto? Questi “nonluoghi” esistono in quanto figli di un’idea di società basata sulla competizione capitalistica senza scrupoli e sul guadagno ad ogni costo, anche attraverso lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Per sconfiggerli abbiamo bisogno di un’azione confederale capace di proporre un modello radicalmente alternativo di società, basato sulla cooperazione, sulla solidarietà umana, sul lavoro sicuro e garantito, sul rispetto dei diritti e della dignità delle persone. Come Flai, oggi come ieri, scegliamo di restare umani, non ci voltiamo dall’altra parte e rimaniamo dentro quei luoghi, con le nostre Case dei popoli a Borgo Mezzanone e a San Ferdinando, con i nostri corsi di italiano e i presidi legali e sanitari, con la nostra solidarietà concreta quando distribuiamo coperte e indumenti a chi deve affrontare l’inverno dentro una baracca fatta di scarti e lamiere.
Un altro mondo è possibile, ma dobbiamo costruirlo dal basso, stando tra le contraddizioni di questo sistema per poterle smascherare e scardinare e per poter creare quella partecipazione attiva necessaria a creare un’alternativa. “Mai più ghetti” non è solo un auspicio o un mero slogan, sono le parole d’ordine sulle quali vogliamo costruire la nostra mobilitazione sociale e politica.
Matteo Bellegoni,
Capo dipartimento Politiche migratorie e legalità Flai Cgil nazionale
Cronologia dell’attuazione della misura PNRR per il superamento degli insediamenti abusivi e il contrasto allo sfruttamento in agricoltura
2021
Aprile
Il Governo italiano inserisce nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) uno stanziamento pari a 200 milioni di euro, finalizzato al superamento degli insediamenti abusivi e al contrasto dello sfruttamento lavorativo in agricoltura.
Novembre
Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, guidato dal Ministro Andrea Orlando, viene individuato come amministrazione centrale responsabile dell’attuazione della misura.
2022
Marzo
Viene completata la mappatura ufficiale degli insediamenti informali, curata dal Ministero del Lavoro in collaborazione con l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani). Il censimento individua 150 insediamenti.
La FLAI esprime forti perplessità circa la parzialità dei dati, segnalando la mancata risposta di numerosi Comuni e l’esclusione di molti insediamenti “invisibili”, sia stagionali sia permanenti. Tale criticità determina l’esclusione di intere aree territoriali in cui sono presenti realtà informali consolidate.
29 marzo 2022
Con il Decreto Ministeriale n. 55, il Ministero del Lavoro dispone la ripartizione delle risorse. Nel mese di maggio viene pubblicata la tabella di assegnazione dei fondi ai 37 Comuni beneficiari. Le principali risorse sono destinate alla Puglia (114 milioni di euro, prevalentemente nella provincia di Foggia), seguita da Sicilia (27 milioni) e Calabria (15 milioni). Ulteriori finanziamenti interessano anche altri territori, tra cui Latina, la Campania, nonché regioni del Nord Italia come Piemonte e Veneto.
La FLAI avvia una mobilitazione su tutti i territori coinvolti, chiedendo che i progetti non prevedano la realizzazione di “villaggi per soli stranieri” (ghetti istituzionalizzati), ma soluzioni abitative integrate nel tessuto sociale e lavorativo.
Settembre
Viene pubblicato il decreto del Ministero del Lavoro che definisce gli standard abitativi minimi per le soluzioni allogiative finanziabili.
2023
Gennaio
Scade il termine per la presentazione dei Piani di Azione Locali (PAL) da parte dei Comuni. Con l’insediamento del nuovo Governo e del Ministro del Lavoro Marina Calderone, vengono concesse proroghe al fine di consentire ai piccoli Comuni di completare le progettazioni.
Maggio
Il Ministero del Lavoro invia le prime lettere di diffida. Numerose amministrazioni locali, spesso prive di strutture tecniche adeguate, dichiarano l’impossibilità di gestire le procedure di gara nei tempi previsti dal PNRR.
La FLAI lancia l’allarme sul rischio concreto di perdita dei fondi a causa dei ritardi e intensifica l’azione di rivendicazione presso le prefetture interessate.
Luglio
La Corte dei Conti avvia le verifiche, evidenziando ritardi nell’impegno delle risorse e rilevanti difficoltà tecniche, in particolare nei Comuni di dimensioni ridotte.
Agosto
Viene certificato che la spesa effettiva è prossima allo 0%. La complessità burocratica ha di fatto bloccato i fondi per oltre due anni, mentre gli insediamenti informali continuano ad espandersi e a essere teatro di numerosi incendi mortali.
2024
Marzo
Con il Decreto-Legge PNRR (D.L. n. 19/2024), il Governo istituisce la figura del Commissario Straordinario per accelerare l’attuazione degli interventi, alla luce dell’elevato rischio di mancato raggiungimento del target europeo previsto per il 2025.
La FLAI sollecita l’immediata nomina del Commissario e l’istituzione di un tavolo permanente di confronto, denunciando il rischio concreto di perdita delle risorse. Il medesimo decreto introduce il potere sostitutivo: in caso di mancato rispetto dei cronoprogrammi da parte dei Comuni, lo Stato può esautorare l’ente locale e procedere tramite il Commissario Straordinario.
Giugno
Viene nominato il Commissario Straordinario, il Prefetto Maurizio Falco, incaricato di avviare e supervisionare i 37 progetti, divenuti nel frattempo 36 a seguito della rinuncia del Comune di Turi.
2025
Febbraio
Il Commissario Straordinario rappresenta alla Corte dei Conti le difficoltà di realizzazione degli interventi e richiede all’Europa una proroga dei termini. La scadenza viene successivamente posticipata da marzo 2025 a giugno 2026.
31 luglio
Nel corso del tavolo tecnico interministeriale, il Commissario Falco annuncia ufficialmente che saranno finanziati soltanto 11 progetti su 37, con un impegno complessivo di 22 milioni di euro sui 200 disponibili.
Restano esclusi, tra gli altri, i ghetti di Borgo Mezzanone, Torretta Antonacci e la maggior parte delle realtà di Calabria e Sicilia, nonché Latina, dove si è verificata la tragica morte di Satnam Singh.
La FLAI denuncia con fermezza l’inaccettabilità di tale decisione.
Novembre
A seguito di una controversia mediatica derivante da dichiarazioni improprie rilasciate durante un’intervista, il Prefetto Maurizio Falco rassegna le dimissioni dall’incarico. Il conseguente passaggio di consegne determina un ulteriore blocco burocratico, con la sospensione delle firme contrattuali per diverse settimane.
2026 – La scadenza finale (oggi)
Gennaio
Si entra nel semestre conclusivo del programma. Il Governo nomina il nuovo Commissario Straordinario, il Generale Giovanni Maria Macioce, già Generale della Guardia di Finanza.
Ad oggi, si stima che circa il 90% dei 200 milioni di euro inizialmente stanziati andrà perduto e che, dei 37 progetti originari, ne saranno verosimilmente realizzati solo 11.
Giugno
Rappresenta la data limite entro la quale gli interventi devono essere completati. La responsabilità del raggiungimento del target ricade sui Sindaci dei Comuni attuatori e, per la vigilanza complessiva, sul Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.










