Conf. Org. CGIL – Intervento di Sara Moutmir

 

Paola Clemente; Ioan Puscasu; Mohamed Abdullah; Arcangelo De Marco; Salif.
Care compagne, cari compagni,
questi sono i nomi dei lavoratori morti questa estate mentre stavano lavorando nei campi.
Quattro euro l’ora e sveglia all’alba per raccogliere cassoni di pomodori o lavorare in una serra 10/12 ore, sotto lo sguardo di un caporale che non dà soccorso né ascolto. Pochi soldi, senza contratto, senza tutele, senza la possibilità di chiedere il rispetto dei diritti perché il lavoro è poco e se vuoi lavorare queste sono le condizioni, questi i ricatti.
Ma queste non sono e non devono essere le condizioni di lavoro e noi lo diciamo ormai da alcuni anni, lo denunciamo e seppure con fatica, con un lavoro continuo, insistente e caparbio abbiamo fatto uscire dall’invisibilità tante storie di lavoratori e lavoratrici i cui diritti vengono negati.
Lo abbiamo fatto e lo facciamo con il Sindacato di Strada: una formula nuova o forse vecchia, con i nostri camper, con le nostre macchine, a volte anche in bicicletta, ci rechiamo lì dove i lavoratori si ritrovano per cercare lavoro e spesso per essere ingaggiati dai caporali al prezzo più basso.
Noi della Flai ci muoviamo sul territorio incontrando i lavoratori, diffondendo materiale informativo e i contratti, tradotti in diverse lingue, dando supporto anche per i servizi, informazioni sui permessi di soggiorno.
Ci facciamo conoscere e diventiamo punti di riferimento.
In questo modo sono stati avvicinati tantissimi lavoratori che per problemi di natura logistica (isolamento, mancanza di mezzi di trasporto, ecc.) o anche per paura non riuscivano ad entrare in contatto con il sindacato. Attraverso una simile modalità è possibile fare del sindacato un vero punto di riferimento per dare informazioni, risposte importanti ai bisogni.
In questo modo riusciamo a dare sostegno e coraggio anche a quei lavoratori che vogliono denunciare irregolarità e sfruttamento e che dopo questo passo non devono sentirsi soli.
In questi anni alcune importanti misure – grazie al lavoro della Flai e della Cgil tutta – si sono ottenute, anche se siamo consapevoli che c’è ancora tanto da fare per sconfiggere una piaga come quella del caporalato, del lavoro nero e dello sfruttamento, che si presentano come fenomeni pesanti e strutturati che interessano tutta l’Italia, dal Nord al Sud, e che coinvolgono tutti i lavoratori, stranieri ed italiani.
In questo caso lo sfruttamento non conosce confini geografici. Ma noi possiamo dire che nemmeno l’azione della Flai Cgil conosce confini e limiti.
Dall’agosto 2011 con l’introduzione dell’articolo 603 bis del codice penale il caporalato e l’intermediazione illecita di manodopera sono riconosciuti come reati penali, punibili con l’arresto. A questo chiediamo che vengano affiancate altre norme come:
un percorso di protezione e di tutele per il lavoratore che denuncia. Molti lavoratori stranieri extra comunitari non denunciano poiché denunciando e non avendo un contratto regolare risulterebbero clandestini;
e come il riconoscimento di responsabilità e quindi sanzioni anche per le aziende che si rivolgono ai caporali.
Nel 2014 nella legge Campolibero è stata costituita la Cabina di regia per la Rete del lavoro agricolo di qualità, anche questo è un primo passo verso una forma di collocamento al lavoro legale e trasparente.
Ed infine, in queste ultime settimane sono state importanti le parole e gli impegni assunti dai Ministri Martina, Poletti, Orlando.
Io vivo nella provincia di Salerno, sono una bracciante agricola, ho 20 anni, quest’anno ho avuto una esperienza lavorativa anche nel settore conserviero, per cui i problemi evidenziati li ho vissuti e li vivo tuttora sulle mie spalle.
Devo dire, però, che anche qui stiamo raccogliendo i frutti del nostro lavoro, presidiando quotidianamente il territorio, non solo attraverso il sindacato di strada, ma creando anche dei punti di riferimento nelle zone limitrofe.
Infatti, recentemente, sono state aperte due sedi nella Piana del Sele, cuore pulsante della grande agricoltura salernitana, vicino alle tante serre dove si nasconde, purtroppo, tanta illegalità. Qui è insediato anche il “caporalato etnico” che ha lo scopo di tenere sempre aggiornati i contatti con i trafficanti, organizzare i viaggi e superare gli ostacoli burocratici, e trovare braccia da sfruttare al costo più basso.
Stiamo cercando di combattere tutto ciò.
Abbiamo prodotto un dossier e una denuncia dettagliata, che abbiamo sottoposto al Prefetto, al Questore e alle forze dell’ordine; abbiamo segnalato i tanti meccanismi che riducono alla schiavitù i lavoratori controllati dai caporali, abbiamo indicato i luoghi e le strade che percorrono all’alba di ogni giorno. Questa estate sono stati effettuati numerosi controlli da parte delle forze dell’ordine, con molte denunce per caporali ed imprenditori. A noi piace pensare che questo è anche dovuto alle nostre segnalazioni, frutto della conoscenza del territorio e di quello che vi succede.
Dopo giornate di lavoro massacranti molti lavoratori e lavoratrici si ritrovano a vivere in baraccopoli, alloggi di fortuna, in alcune parti in veri e propri ghetti, isolati, lontani dai centri abitati. Come sono isolate le braccianti rumene di Vittoria, in molti casi costrette a subire dai datori di lavoro non solo minacce e bassi salari…ma anche violenze e ricatti. Anche nella nostra zona accadono simili violenze, spesso alcune sono costrette a passare nel capanno per poter ottenere un lavoro. Per le ragazze, per le donne è sempre più difficile!
Nel nostro territorio è presente il più grande distretto di trasformazione del pomodoro d’Italia, tremila lavoratori fissi e circa dodicimila lavoratori stagionali, impegnati poco più di due mesi. Il livello di sfruttamento di questi ultimi è più contenuto; si basa sul furto delle ore lavorate e su alcune voci del salario.
In sostanza si verifica una vera e propria filiera dello sfruttamento: dalla campagna alla fabbrica di trasformazione.
Questo fenomeno è radicato in tutt’Italia, senza distinzione di etnie, migranti o italiani, maschi o femmine.
Ho cominciato da pochi anni, ma nel mondo della FLAI, della CGIL, sento di crescere velocemente; apprendere quali sono in realtà i diritti dei lavoratori, cercare di farli valere. Questo è il mio piccolo contributo, questo è l’impegno che mi sento di prendere nei confronti di tutta l’organizzazione e dei lavoratori, soprattutto dei migranti.
Stare sul territorio credo che sia la mossa vincente per tutta la CGIL.
Noi l’abbiamo fatto, continuiamo a farlo giorno dopo giorno e devo dire che ci troviamo bene, siamo riconosciuti e siamo diventati un punto di riferimento per migliaia di migranti; le nostre sedi sono multietniche, multiculturali, multicolore.
È necessario per noi Investire sulla formazione e radicarci sempre più sul territorio, soprattutto con il sistema dei servizi. Dobbiamo essere protagonisti del nostro cambiamento. Protagonisti di un futuro diverso fatto di lavoro e diritti!
Ecco, a proposito di diritti: Per la legge, purtroppo, oggi  non posso essere ancora cittadina italiana, nonostante sono in Italia dall’età di 6 anni, ho fatto la prima elementare in una scuola di montecorvino pugliano, lavoro in Italia, ma non posso votare per il mio comune, non posso fare un concorso pubblico.
Però, c’è un posto dove non esistono distinzioni di razza, di religione e di cittadinanza ed è qui!
Dentro la   CGIL.
Grazie a tutti.