“Siamo macellatori non agricoltori”

La vittoria dei lavoratori del macello dopo cinque mesi di lotta per ottenere il giusto contratto e il giusto salario 

Cristian Covali, Rsa macello Baldichieri d’Asti

“Ogni cambio di proprietà ti tolgono soldi e diritti”. Sul palco dell’assemblea nazionale della Cgil sulla contrattazione, nel settembre scorso raccontavo come nella mia azienda di macellazione abbiamo avuto cinque padroni e sempre contratti diversi in 15 anni, compreso quello multiservizi. Sono un Rappresentante sindacale aziendale, uno dei 125 lavoratori e lavoratrici che hanno montato a Baldichieri d’Asti la “tenda rossa della resistenza”, allestita con la Flai Cgil davanti ai cancelli dello stabilimento AL.Pi dove il 7 agosto era iniziato uno sciopero con presidio permanente.

Motivo della vertenza erano le condizioni contrattuali a cui la società agricola Gruppo Ciemme, nuova proprietaria dell’attività di macellazione, voleva obbligarci. Con la vecchia proprietà avevamo il contratto dell’artigianato, mentre Ciemme voleva imporre il contratto agricolo, addirittura con un periodo di prova. All’opposto, la nostra richiesta e della Flai era quella di passare al normale contratto di un’azienda di macellazione, quello dell’industria alimentare. “Questo per me è un giorno di festa – raccontavo quel giorno di settembre a Bologna – ma da domani tornerò al presidio e dai miei quattro figli, l’ultimo nato da poco. A lottare con la sola Cgil, perché davanti ai cancelli della fabbrica c’è solo la Flai. Noi siamo macellatori, e dobbiamo avere il ‘nostro’ contratto, quello dell’industria alimentare”.

Ora che, dopo 152 giorni di protesta, abbiamo vinto la vertenza e torneremo a lavorare con il contratto dell’industria alimentare, voglio condividere con voi un po’ della mia esperienza in questi ultimi due anni. Da quando Denis Vayr è diventato reggente e mi ha chiamato, abbiamo avuto un rapporto più che buono, buonissimo. Proprio Denis ci ha presentato Letizia Capparelli, e quel giorno, sinceramente, ho avuto dei dubbi. Mi facevo la domanda: ma se lei diventa segretaria e viene nella nostra azienda dove siamo 130-140 lavoratori, tutti maschi e di varie etnie, cosa potrà fare con tutto quello che succedeva al macello? Ho avuto dubbi, lo confesso, anche perché è una donna. Poi pian piano l’ho conosciuta, e adesso faccio mea culpa per avere avuto delle perplessità su di lei. E’ grazie a Letizia se siamo riusciti ad ottenere il contratto giusto e, chi più chi meno, circa 20-25mila euro. Erano soldi che in tanti davano per persi, quasi nessuno pensava di riaverli. E’ grazie a lei se siamo riusciti ad ottenerli, insieme al contratto dell’industria alimentare.

Lei e Denis sono stati sempre vicini a noi, come la Flai Cgil nazionale con il nostro segretario generale Giovanni Mininni. Non solo moralmente, perché lui è venuto un paio di volta a Baldichieri di persona a sostenere la nostra protesta, ma anche con gli aiuti concreti che ci ha dato, dai buoni spesa a qualche soldino per la benzina. Tutti noi siamo stati fuori dal macello per mesi, e in una situazione del genere non è facile andare avanti: devi pagare l’affitto, e se hai dei figli in autunno inizia anche la scuola, si devono comprare i libri per farli studiare, i vestiti per la stagione fredda, tutto quello che serve per farli vivere tranquillamente.

Anche per questo sento una grande soddisfazione per questa vittoria, possiamo chiamarla così. Perché a settembre un mio amico mi aveva chiamato per dirmi: “Guarda Cri, mettetevi il cuore in pace perché non potete ottenere nulla. Siete da soli e avete tutti contro, accettate il contratto agricolo”. Anche le altre sigle sindacali sostenevano il contratto agricolo e un accordo tombale di 300 euro per ciascun lavoratore. Da 300 euro a 25mila euro c’ è tanta differenza. In questi mesi abbiamo avuto alti e bassi, anche le autorità non ci sostenevano. La Regione Piemonte era dalla parte delle aziende, Al.Pi e gruppo Ciemme, ed anche la Prefettura. Non ci volevano venire incontro, ci ricordavano che la cosa migliore era accettare il contratto agricolo, perché altrimenti si perdeva il lavoro.

Allora voglio dire una volta ancora grazie a Letizia, a Denis, a Giovanni Mininni, a Giorgio Airaudo e a Luca Quagliotti, loro ci hanno aiutato e ci sono stati vicini fino all’ultimo. Non trovo le parole giuste per ringraziarli tutti. Mi hanno chiamato colleghi di lavoro che non si aspettavano di avere il contratto dell’industria alimentare e anche i soldi che stiamo ricevendo. Ci hanno già dato metà della cifra, il 15 gennaio dovrebbe arrivare l’altra metà. La vita ti insegna tante cose, e le persone fanno la differenza. Letizia ha fatto la differenza. Grazie anche a tutti quelli che sono stati vicini a noi, ai macellatori di Baldichieri. Sono fiero di fare parte della Flai Cgil Asti, fiero di fare parte della Cgil, ora tanti miei colleghi hanno visto la differenza tra i sindacati.

Articoli correlati

Vergani Cremona, la fabbrica del Natale

Frida Nacinovich Cremona è la città dei liutai, già a partire da Stradivari, Guarneri del Gesù e Amati, ha visto nascere compositori come Monteverdi e...

Allevatori, la paura del precariato ha sopraffatto la protesta

Paolo Tosciri L’Associazione Regionale Allevatori della Regione Sardegna (AARS) opera nel territorio della Sardegna ed è figlia della fusione per incorporazione  dell’AIPA di Nuoro nella...

Garofalo, che pasta di donne

“Fare le mamme senza essere considerate un peso per l’azienda è un diritto” Sono Alessandra Esposito, lavoro come operaia al Pastificio Garofalo all'interno del quale...