I consorzi di bonifica, guardiani del territorio

Emilio Forte

Il ruolo dei Consorzi di Bonifica in Italia deve essere di primo livello, in quanto, questi Enti da troppo tempo bistrattati, poco considerati e apostrofati malamente dall’opinione pubblica e anche da buona parte della politica operante in questo paese negli ultimi trent’anni, forniscono un apporto fondamentale alla tenuta generale del territorio nazionale. Ma in che modo possono assurgere a questo ruolo, è facile spiegarlo in poche battute, e lo faremo con Emilio Forte, funzionario tecnico del Consorzio di Bonifica del Volturno e da pochi mesi Segretario Territoriale di Flai-Cgil Caserta.

È antica la tradizione della bonifica dei terreni in Italia, se ne parla già ai tempi dell’imperatore Adriano e prosegue per tutto il medioevo, ma i primi Consorzi di Bonifica dell’era moderna, nascono con un Regio Decreto del 1904 e sostanzialmente, la disciplina che governa questi Enti è ancora riferibile a quelle prime norme, nonostante la competenza amministrativa sui Consorzi sia passata in capo alle Regioni.

La nostra funzione, è sostanzialmente quella della manutenzione del reticolo idraulico superficiale, che altro non è che la rete di canali – siano essi artificiali oppure naturali – che raccolgono le acque piovane, sorgive o di falda, trasportandole al mare. Questa attività, per noi ordinaria e quotidiana, deve essere chiamata oggi, alla luce degli stravolgimenti ambientali dettati dai cambiamenti climatici, “prevenzione del rischio idrogeologico”.

Purtroppo, gli ultimi anni ci stanno consegnando continue tragedie, dovute proprio alle improvvise e prolungate “tempeste” che si abbattono ciclicamente su diverse aree del nostro paese – ultima in ordine temporale, l’alluvione in Emilia Romagna dei primi di maggio scorso – le quali stanno causando sempre troppi impagabili lutti oltre a miliardi di euro di danni alle coltivazioni, alle strutture civili, alle strade, alle abitazioni, agli agglomerati industriali e produttivi; con costi che questo paese non può più permettersi.

Ecco, al di là delle eccezionalità di alcuni eventi, molto spesso questi danni si potrebbero evitare con una più efficace manutenzione del territorio, non sempre puntuale per carenze di risorse nei consorzi, che, è bene ricordarlo, sono Enti di autofinanziamento attraverso la fiscalità generale.

Qual è quindi la strada? La politica deve prendere più coscienza di quello che è il ruolo strategico dei Consorzi di Bonifica, di modo che si possa mettere mano con decisione e coscienza a quelle che sono le norme che ne regolano gli ambiti di operatività; non è più concepibile il dover operare sulla base di Regi Decreti del 1904 e del 1933.

Alcune Regioni hanno già percepito queste esigenze legiferando sull’argomento, ma ritengo che la questione vada centralizzata per offrire una base di partenza comune a tutti gli Enti di Bonifica, dalla Sicilia al Friuli.

In fine, oltre alla centralità della funzione di manutenzione del territorio, sempre centrale, ed alla altrettanto essenziale attività di fornitura di acque per l’irrigazione dei campi e di supporto al comparto agricolo produttivo italiano, non posso non toccare l’argomento della tutela dei lavoratori.

Difatti, una riflessione approfondita va fatta in merito alla figura del lavoratore stagionale impiegato nei Consorzi di Bonifica; il cui apporto è fondamentale per alcune delle principali attività svolte da questi Enti, la manutenzione dei canali ed il servizio di irrigazione.

Sciaguratamente, nella maggior parte dei casi, questi lavoratori sono condannati aduna vita lavorativa precaria, fatta di massimo sei mesi di occupazione. Persone che forniscono un apporto importantissimo al funzionamento degli Enti, che però lavorativamente nascono e muoiono precari, senza conoscere il piacere di una stabilizzazione lavorativa che gli consenta una vita più serena. Recuperare diritti per questi lavoratori, dovrebbe essere un dovere di tutti gli attori coinvolti, e Flai, in occasione della discussione per il rinnovo del Ccnl, ci ha provato raccogliendo però un tiepido consenso al tavolo di trattativa. Ciò non toglie che quello della occupazione stabile, deve restare il nostro obiettivo per le future contrattazioni.

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