Garofalo, che pasta di donne

“Fare le mamme senza essere considerate un peso per l’azienda è un diritto”

Sono Alessandra Esposito, lavoro come operaia al Pastificio Garofalo all’interno del quale sono componente della Rsu.
Ho quasi 34 anni e ho iniziato a lavorare nelle fabbriche a 20 anni. Sono fiera del percorso che ho fatto, ho lavorato in 4 aziende diverse sempre come operaia e sempre in un contesto prettamente maschile.
Lavorare in queste realtà mi ha formato tanto, sia professionalmente che caratterialmente. Ho  dovuto imparare a farmi ascoltare, a farmi considerare….e questo non è affatto semplice quando sei soltanto una donna in un turno di soli uomini.
Ad un certo punto ho dovuto fare una scelta:  essere una semplice operaia succube di questo sistema purtroppo ancora molto maschilista, oppure cacciare fuori gli artigli e farmi rispettare. Con il tempo scegliere la seconda opzione mi ha portato ad entrare nel mondo del sindacato, cosa che se  potessi tornare indietro rifarei altre 1000 volte.

Fare la sindacalista è un grande impegno ma da anche tante soddisfazioni! Non ho mai voluto essere soltanto un numero nelle aziende in cui ho lavorato. Ho scelto di contribuire a migliorare quelle che sono le condizioni di lavoro e dei lavoratori. Oggi più che mai sono impegnata con le segretarie Cinzia Massa e Lucia Capezzuto nello stilare un accordo da proporre alla direzione aziendale, che intende migliorare quelle che sono le condizioni delle donne e della genitorialità sul luogo di lavoro.
Questo è un argomento che mi sta particolarmente a cuore da sempre, oggi ancor di più perché sono diventata mamma, inoltre ho deciso di frequentare un corso di laurea 3 anni fa, per cui mi sono resa conto ancor di più sulla mia pelle quanto sia estremamente difficile per una donna, madre lavoratrice e anche studente riuscire a poter conciliare tempi di lavoro e famiglia.
La CGIL si è impegnata e si impegna ancora oggi ad assumere la questione di genere come una priorità, fissando al centro dei principali obbiettivi da raggiungere, il tema della condizione delle donne e su come utilizzare al meglio sul territorio le risorse della programmazione europea e del PNRR, al fine di migliore la condizione femminile.

Ma tutto questo purtroppo non è bastato e ancora oggi non basta. Nel mondo del lavoro le disuguaglianze fra
uomo e donna in materia di occupazione, carriera, trattamento economico e previdenziale sono tutt’ora presenti, mentre risultano indeboliti e privi di risorse necessarie gli organismi istituiti per prevenire e contrastare discriminazioni, molestie e violenze che aumentano sempre di più. Purtroppo lo stereotipo di genere più duro a morire è che la conciliazione lavoro- famiglia sia un problema esclusivamente femminile.
Per noi donne ormai riuscire a giostrarci tra lavoro, figli, mariti, a volte anche genitori, economia domestica e cura della casa….richiede dei superpoteri che la maggior parte di noi ormai dimostra di poter tirare fuori all’occorrenza.
Per questo fino a che saremo le sole ad occuparci di tutto, le imprese , sarà sempre dalle donne che si aspetteranno un minore attaccamento aziendale.
Quello che mi auspico è di fissarci come primo obbiettivo, quello di conquistare il diritto per le donne di poter fare le mamme senza la sensazione perenne  di essere considerate un peso per le aziende!!!

Articoli correlati

Vergani Cremona, la fabbrica del Natale

Frida Nacinovich Cremona è la città dei liutai, già a partire da Stradivari, Guarneri del Gesù e Amati, ha visto nascere compositori come Monteverdi e...

“Siamo macellatori non agricoltori”

La vittoria dei lavoratori del macello dopo cinque mesi di lotta per ottenere il giusto contratto e il giusto salario  Cristian Covali, Rsa macello Baldichieri...

Allevatori, la paura del precariato ha sopraffatto la protesta

Paolo Tosciri L’Associazione Regionale Allevatori della Regione Sardegna (AARS) opera nel territorio della Sardegna ed è figlia della fusione per incorporazione  dell’AIPA di Nuoro nella...