Forestali, gli angeli dei boschi fra incendi, bombe d’acqua e siccità 

Frida Nacinovich 

Gli stravolgimenti climatici stanno cambiando l’ecosistema italiano. Fenomeni estremi: bombe d’acqua, tempeste di vento, temperature africane, alluvioni improvvise e persistente siccità. Un territorio già fragile, ferito spesso e volentieri dalla mano criminale dell’uomo che non ha alcun riguardo per gli equilibri naturali, ha bisogno invece di cura quotidiana, nel solco dei principi e delle antiche regole trasmesse dai nostri avi alle generazioni successive. A custodire le tante aree verdi, i boschi e le vallate che punteggiano da un capo all’altro la nostra penisola ci sono le operaie e gli operai forestali. Un corpo essenziale, al pari degli addetti ai consorzi di bonifica per esplorare il territorio e curarne le piaghe. Eppure li troviamo in piazza nel Trentino, in Sicilia, in Toscana. C’è chi ha fatto sciopero per la prima volta dopo trentuno anni, come è successo a Trento. C’è chi invece è andato a manifestare sotto palazzo Strozzi Sacrati, sede della Regione Toscana, proprio davanti al Battistero. E c’è chi ha incrociato le braccia perché da tre mesi non prende lo stipendio, come sotto l’Etna. Angelo Laino è entrato a far parte del corpo forestale all’inizio del 1983, quarant’anni or sono. Oggi è uno storico delegato sindacale della Flai Cgil. “Ho iniziato appena uscito da scuola, non avevo neanche 19 anni, avevo studiato agraria e mi ero subito appassionato”. Anche lui era al presidio fiorentino, con fischietto in bocca e la motosega di ordinanza nelle mani, per cantarle all’ente locale che non si decide a rinnovare il contratto. “Il rimpallo di responsabilità fra Regione e Comuni fa sì che ogni nostra rivendicazione si perda nei meandri di una burocrazia che non tiene conto delle necessità di lavoratrici e lavoratori. Da questo punto di vista in quarant’anni è cambiato il mondo”. La gestione delle foreste è ormai passata agli enti locali, del resto fanno parte a pieno titolo di un patrimonio nazionale apprezzato in tutto il mondo. “La Toscana ha 100mila ettari di demanio pubblico, è la più verde d’Italia”, sottolinea Laino, che ha la sua base operativa a Pistoia. “Eravamo in 1500, oggi siamo poco più di 400. Un terzo. I tagli nazionali al settore della forestazione sono il frutto di scelte miopi. Non si è considerato il bosco come una priorità. Invece oggi, di fronte agli stravolgimenti climatici ci rendiamo conto di quanto il nostro mestiere sia indispensabile”. Un operaio forestale deve essere sempre reperibile, per rispondere alle esigenze che di volta in volta si presentano. “In estate la vigilanza antincendio fa la parte del leone, ma questo non è certo il nostro unico compito. Vigilare, tutelare il patrimonio agricolo forestale significa avere mille accorgimenti, dalle potature alla pulizia del sottobosco”. Laino veglia sull’ Appennino tosco-emiliano, nel versante pistoiese. “Le ultime assunzioni – dice con una preoccupazione che non cerca neppure di nascondere  – risalgono al 2000. Più di vent’anni senza nuovi ingressi, significa non fare turnover, quindi un mancato ricambio generazionale che in un lavoro delicato come il nostro pesa non poco”. Perché senza nuovi operai forestali, il territorio rischia di andare rapidamente in sofferenza, specialmente in quest’ultimo periodo costellato da piogge torrenziali e persistenti periodi siccitosi. “Siamo una risorsa, non un costo. Ma i fondi alla forestazione vengono rendicontati solo per il 40%, così non sappiamo il restante 60% che fine faccia. Eppure il contratto rinnovato nel 2019 parlava chiaro, io ho fatto parte della delegazione trattante”, puntualizza. Laino vorrebbe che la Regione Toscana si facesse carico dei problemi della categoria, piantandola con lo scaricabarile con le amministrazioni comunali. “Il riconoscimento economico del nostro impegno quotidiano, tra boschi, foreste, fossi e montagne, è un fatto di dignità del lavoro”. Solo Pistoia ha 8mila ettari di demanio pubblico. “Siamo solo in 30 di cui 10 di occupano esclusivamente del monitoraggio del territorio. Se all’improvviso viene una bomba d’acqua devi essere pronto ad attivarti per limitare i danni all’ambiente. Poi ci sono gli incendi. Ricordo quello, drammatico, sui Monti Pisani. Abbiamo passato lì intere settimane, per spengere anche gli ultimi focolai”. Il lavoro dei forestali è anche e soprattutto quello della prevenzione. “Se non sei un esperto del territorio non hai strumenti per agire efficacemente”. Il presidente Eugenio Giani si è impegnato personalmente perché questa situazione si possa risolvere. “Lo aspettiamo al varco. Vediamo di non regalare alla destra anche la nostra regione”. Come ogni mattina Laino raggiunge l’abituale punto d’incontro con i colleghi e le colleghe forestali delle montagne pistoiesi per una prima valutazione di quello che c’è da fare. “Non ci tiriamo mai indietro quando c’è da lavorare, e con l’esperienza che abbiamo sappiamo fare di tutto. Ma chiediamo rispetto”.

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