Nasce FILZIAT

La conquista dell’unità sindacale di tutti i lavoratori è condizione per più grandi successi

Valeria Cappucci

Dal 10 al 13 marzo del 1960 a Modena si tiene il V Congresso nazionale della Filia che sancisce la nascita di una nuova categoria: Filia, Fiaiza e Federazione delle Tabacchine si unificano e danno vita alla FILZIAT (Federazione italiana lavoratori dello zucchero, delle industrie alimentari e del tabacco). 

Si legge nella mozione conclusiva:

La Linea di politica economica e la piattaforma rivendicativa che il Congresso indica sono fortemente unitarie poiché corrispondono alle aspirazioni ed alla volontà di tutti i lavoratori. 

Portando avanti questa politica senza settarismo e con una visione chiara della importanza che hanno gli obiettivi da raggiungere è possibile costruire una salda unità ad un livello più avanzato che nel passato. Impegno permanente della nostra organizzazione, di tutti i lavoratori dell’industria alimentare, dello zucchero e del tabacco è di lavorare tenacemente per la conquista dell’unità sindacale di tutti i lavoratori, condizione per più grandi successi.  

Non si tratta di un congresso qualsiasi, dunque, ma di un avvenimento importante, di notevole rilievo. Questo è – come ricostruisce Antonella De Marco nel volume “Dalla Federterra alla Flai. Breve storia della categoria dell’agroindustria” – un primo processo di ricomposizione del mondo del lavoro di settore sotto un’unica bandiera sindacale all’interno della Cgil. 

Nella relazione e nei tantissimi interventi del dibattito congressuale emergono quelli che sono i temi principali sui quali si sta misurando la categoria, tra i quali i salari al di sotto della media nazionale, il mancato rispetto e la non applicazione dei contratti, la nascita di nuove forme di sfruttamento, il mancato riconoscimento delle qualifiche professioni e la necessità di ottenere una riduzione dell’orario di lavoro. 

Il congresso è, da sempre, anche il momento per fare i bilanci del lavoro svolto, delle lotte sostenute, dei successi (e anche degli insuccessi) registrati. 

Ed è proprio nella relazione della Segreteria uscente che troviamo alcuni dati importanti: 

«Non si può infatti non sottolineare il valore politico sindacale delle lotte unitarie condotte in questo ultimo biennio e che hanno permesso alla nostra Federazione di rinnovare 15 contratti nazionali di lavoro, 6 dei quali rinnovati nel corso del I959 grazie appunto alle lotte unitarie di carattere nazionale, provinciale e aziendale. Sono state infatti effettuate, soltanto nei settori dell’Alimentazione, 2.720.000 ore di sciopero di carattere nazionale, oltre a quelli provinciali e aziendali che sono stati molti e, salvo poche eccezioni, tutti di carattere unitario. Un tale bilancio di lotte unitarie non si è mai registrato negli anni precedenti».

Ma oltre ai bilanci, alle lacune, agli ostacoli da superare e ai difetti da correggere, è nella relazione di Vincenzo Ansanelli, appena eletto segretario generale FILZIAT, che troviamo speranza e fiducia nel futuro. Ansanelli sottolinea infatti come questo sia un Congresso che «non si limita a registrare quello che si è fatto e quello che si è tralasciato di fare, me cerca di guardare avanti con una fiducia che non si ispira al facile entusiasmo ma che è invece frutto della consapevolezza della forza dei lavoratori, del ruolo determinante che il sindacato ha, dei suoi compiti, degli obiettivi della sua azione. È un passo avanti che fa l’organizzazione nel suo insieme, è un successo per tutti i lavoratori. […] La nostra politica è una politica giusta, una politica che non scaturisce da una elaborazione teorica ma che affonda le sue radici nella realtà. È una politica dettata dalle condizioni in cui vivono centinaia di migliaia di lavoratori e si sforza di interpretare fedelmente le loro aspirazioni profonde, le loro esigenze e vuole difendere i loro diritti che il padronato tenta di violare ogni giorno.

Come tale la nostra politica è profondamente unitaria e contiene in sé una enorme forza di mobilitazione e di lotta che sta al Sindacato di saper fare esplodere indirizzandola nella maniera più giusta. […]

Dobbiamo finalmente porre fine al mandato fiduciario che si da spesso al funzionario o al dirigente perché porti avanti da solo la organizzazione.

Noi non siamo Ufficio di assistenza.

Noi non siamo un Ufficio tecnico.

Noi siamo il Sindacato di classe che se non vuole perdere il suo carattere, deve essere la espressione diretta dei lavoratori, i quali non devono dal sindacato attendersi delle indicazioni, ma devono essi stessi in prima persone elaborare la politica del sindacato, decidere la sua azione».