Lettera di Ivana Galli per l’8 marzo

Care compagne e cari compagni,

è da qualche anno che anche in occasione dell’8 marzo ci troviamo a riflettere sul dramma dei femminicidi e della violenza contro le donne. Anche oggi lo facciamo, pur avendo preferito parlare di lotte e di conquiste, che pure sono state l’elemento che ha contraddistinto le donne del secolo scorso ed in parte di questo secolo.

Purtroppo sulle possibili e tante riflessioni, la violenza cieca e brutale sulle donne è un macigno che si abbatte su tutti noi, si impone e ci impone di metterla al centro per denunciare, per non dimenticare e per trovare le strade, i modi, i luoghi affinché questa di possa fermare ed arginare.

Ovviamente penso al ruolo dell’istruzione, della scuola, della famiglia e penso ai luoghi di lavoro. Qui uomini e donne si trovano insieme, condividono ore, una parte della vita e qui le donne, ma anche gli uomini, possono e devono trovare un luogo per il confronto, per la denuncia, per non sentirsi sole e isolate rispetto a piccole o grandi violenze che le colpiscono.

La violenza sulle donne non è una questione che riguarda una parte, riguarda l’intera società, donne e uomini, persone. Riguarda il diritto a sentirsi ed essere libere, in grado di autodeterminarsi, in grado di decidere della propria vita.

Ma la violenza sulle donne è ancora troppo spesso sottovalutata, sono sottovalutati i comportamenti degli aggressori antecedenti alla tragedia finale, sono sottovalutate le denunce, gli allarmi e le richieste di aiuto fatte dalle vittime. Così spesso ci troviamo a commentare tragedie, molto spesso annunciate e che potevano essere evitate, ci troviamo di fronte al cordoglio e alle lacrime tardive di chi poteva agire e per diversi motivi e con gradi diversi di responsabilità non lo ha fatto. Le leggi ci sono ma non bastano, vanno migliorate, serve applicarle, farle rispettare e prevenire.

È ovvio che il mio pensiero va anche all’ultimo gravissimo episodio accaduto a Cisterna di Latina, dove un padre ha ucciso le due figlie e ha tentato di uccidere la moglie, Antonietta, una lavoratrice della Findus, una nostra lavoratrice, che è ancora in condizioni gravissime.

Questo 8 marzo, con immenso dolore, lo voglio dedicare ad Antonietta e soprattutto alle bambine, le sue figlie, Alessia e Martina, che non saranno mai donne a causa di un’idea deviata di possesso e di sopraffazione.