INFLAI DICEMBRE – Intervista a Stefania Crogi, Segretario Generale Flai Cgil nazionale

Dalla Newsletter di inFlai di Dicembre l’intervista al Segretario Generale Flai Cgil nazionale, Stefania Crogi

Il bilancio di un anno di attivitàe le tante iniziative ancora in campo

Segretario, l’anno si chiude con un dicembre ricco di appuntamenti ed iniziative a cominciare dal Direttivo nazionale della Flai che si è svolto a Reggio Calabria il 10 e 11 dicembre e il Direttivo della Cgil del 14. In questo Direttivo avete votato con un voto praticamente unanime la bozza di disegno di legge della Carta dei diritti universali del Lavoro, il Nuovo Statuto di tutte le lavoratrici e lavoratori che ricostruisce e riscrive il diritto del lavoro. Quali i punti salienti di questo testo e perché è tanto importante?

Il Direttivo ha stabilito che da gennaio il documento sarà sottoposto allaconsultazione dei lavoratori e poi discusso con tutti i soggetti interessati per farlo diventare legge. Il cuore è il riconoscimento di eguali diritti per lavoratrici e lavoratori a prescindere dalla collocazione nei diversi settori produttivi e nelle singole aziende e a prescindere dalla condizione contrattuale. Le leggi che in questi anni si sono succedute non hanno aiutato il mondo del lavoro, ora assistiamo ad un percorso per il quale il Ministero del lavoro vorrebbe equiparare il rapporto di lavoro quasi ad un rapporto commerciale, disciplinato in quanto tale dal codice civile. E già qui c’èun grave vulnus poiché in un rapporto commerciale le due parti sono in una condizione di parità, non ècosìinvece nel rapporto di lavoro dove c’èuna parte piùforte e una piùdebole, e proprio per questo il diritto del lavoro va tutelato in maniera diversa e con altri strumenti. Il Nuovo Statuto dei lavoratori parte da una domanda cruciale e cioèse tutti abbiano “diritto”al diritto del lavoro. Nasce da una esigenza di inclusione dettata dai tempi, dai nuovi lavori, dalle nuove tipologie di lavoro che si devono veder incluse e tutelate. Abbiamo l’ambizioso obiettivo di voler di ricomporre il mondo del lavoro, concependo l’idea che il diritto del lavoro riguarda tutti a prescindere dalla forma in cui è svolto. Questo è il cardine attorno cui ruota la nostra proposta.

Politiche del Governo e lavoro: cosa accade con la Legge di Stabilità?

Questa Legge di stabilitàconferma la linea di questo Governo rispetto a quale sia l’idea di sviluppo che si vuole dare al Paese. Èuna legge che favorisce alcuni, penalizza tanti ed ha un taglio preciso rispetto alla allocazione delle risorse. Distribuisce risorse consistenti al settore delle imprese, confermando la linea del Job Act e penalizzando la situazione lavorativa e occupazionale di giovani e lavoratori. Abbiamo sei miliardi di tagli di costo del lavoro a favore  delle aziende, erogati a prescindere. Anche con questa manovra si conferma che le risorse ci sono, il problema èla scelta politica di come distribuirle. Ed aggiungo che, anche se in questi giorni sono cambiati i toni trionfalistici in tema di ripresa, l’Italia ha bisogno ancora di uscire dalla crisi ma questo si fa se si crea occupazione reale e non se si fanno sconti e sgravi alle imprese.

Tornando alla Finanziaria, tra i punti critici le pensioni e i tagli ai patronati…

Le pensioni sono un grande nodo irrisolto, il 17 dicembre abbiamo fatto gli Attivi unitari con Cisl e Uil, da Nord a Sud, ma questi appuntamenti –importanti perché segnano una unità di azione – devono essere un impegno a proseguire nella mobilitazione. La Legge di stabilità non dà risposte sulle pensioni, sulla flessibilità per l’accesso, sui lavoratori precoci e sui lavori gravosi ed usuranti. Per questo e per le emergenze causate dalla legge Fornero non si trovano risorse. Aggiungo il tema degli esodati e dell’esclusione dei braccianti agricoli dalla settima salvaguardia.

Sui tagli ai patronati siamo arrivati a quota 15 milioni, meno dei 48 iniziali annunciati ma troppo se sommati a quelli dello scorso anno. Troppo poiché si va ancora una volta a colpire lo strumento del patrocinio gratuito per i cittadini e soprattutto per quelli meno abbienti.

Il Direttivo della Flai Cgil èstato ricco di argomenti e ha segnato le tante vertenze aperte. Vorrei chiederti il punto sulla questione del mercato del lavoro in agricoltura e delle misure di contrasto al caporalato messe in atto in questi ultimi mesi dal Governo, dopo il grande lavoro svolto dalla Flai.

Attualmente abbiamo un Ddl presentato dal Governo sul contrasto al caporalato. È un testo che in parte accoglie le nostre richieste, tra luci ed ombre. Noi avremmo voluto una decretazione d’urgenza dell’articolo 30 del Collegato agricolo, ora vorremmo avere tempi certi e brevi per l’approvazione del Ddl. Criticità permangono anche sul funzionamento della Rete per il lavoro di qualità, attualmente sembra prevalere l’impostazione dell’Inps di accentrare quelle funzioni che servono a far incontrare domanda e offerta di lavoro, funzioni che invece noi vorremmo decentrate sui territori con un ruolo di coordinamento da parte delle Cisoa. Parallelamente all’iter legislativo del Ddl sul quale vigileremo e apporteremo emendamenti, terremo alta l’attenzione per perseguire il nostro obiettivo: il collocamento pubblico in agricoltura. Non ci fermeremo finché non lo avremo portato a casa.

Dall’agricoltura alla forestazione, anche in questo settore assistiamo ad emergenze e tagli di risorse, ultimo il caso della Calabria che in Finanziaria si vede ridotto il finanziamento di 10 milioni di euro.

È necessario un ragionamento più generale, lo chiediamo ormai da anni ai tanti ministri dell’agricoltura che si sono succeduti. Qual è la politica di questo Governo sulla forestazione? I forestali sono utili al territorio o sono parassiti? Dobbiamo ribaltare l’ottica del problema, ponendo la tutela e la cura del territorio anche dai gravi dissesti idrogeologici come un elemento di risorsa per la ripresa. Allora è necessario prevedere un uso diverso del bosco, dell’energia verde, di un’agricoltura compatibile con il territorio e l’ambiente. Insomma un uso produttivo e moderno del territorio, che diventa insieme al lavoro dei forestali una grande ricchezza. Abbiamo sollecitato più volte il Ministro Martina ad aprire un tavolo ad hoc sulla questione ma ad oggi è tutto fermo. Siamo determinati a portare avanti le nostre richieste anche con una iniziativa a Roma per farci sentire dal Ministero.

Segretario, la categoria ha tanti rinnovi di contratti aperti, tra questi il rinnovo del Ccnl dell’Industria Alimentare riveste un particolare significato ed una rilevanza generale anche oltre i confini della categoria. Come procedono gli incontri?

Sapevamo che non sarebbe stata una passeggiata. È più complicata del previsto perché pesa sul tavolo del rinnovo il patto tra Governo e mondo delle imprese. Noi non abbiamo intenzione di retrocedere di un millimetro ma alcune valutazioni vanno fatte insieme. Rinnovare il contratto significa dare una risposta politica a scelte che premiano solo una parte del mondo del lavoro. In questi 14 incontri abbiamo assistito anche a vere e proprie provocazioni, come la richiesta di annullare gli scatti di anzianità. Inoltre le controparti ci propongono che tutto venga definito, ingabbiato a livello nazionale, sclerotizzando la presenza del sindacato sui luoghi di lavoro. A questo si aggiunge un elemento dirompente,  il non voler riconoscere al Ccnl il ruolo di autorità salariale. La provocazione dei 7 euro non è propriamente una provocazione ma il preciso convincimento per cui si dà poco al lavoratore a livello nazionale e si rimanda al livello aziendale, dove baratto il salario con il welfare. Ma il welfare non è sostitutivo del salario, può essere integrativo ma la prestazione lavorativa deve essere equamente retribuita.

Non so come chiuderemo questa partita del rinnovo ma so che non vogliamo fare rinnovi nei sottoscala bensì con il coinvolgimento di quelle mille persone che sono venute al Teatro Brancaccio e che incontriamo e incontreremo di nuovo. Tutti devono sapere la partita che si sta giocando, dobbiamo fare insieme tutto  il percorso e decidere insieme quale potrà essere l’esito. Le assemblee stanno andando bene, i lavoratori sono coinvolti perché la posta in gioco è importante e perché lavoratori e lavoratrici sono i principali protagonisti.

Cosa farete nelle prossime settimane?

L’11 gennaio è stata fissata una Plenaria. Ma, come èstato stabilito nel Direttivo, se non ci saranno passi avanti siamo pronti ad indire lo stato di agitazione con blocco delle flessibilità e degli straordinari, poi valuteremo insieme le successive iniziative.

Alla vigilia del 2016 la Flai ha presentato la sua campagna per il Tesseramento con lo slogan “Partecipando tuteliamo i diritti”, cosa diresti ad una lavoratore per “convincerlo”ad iscriversi alla Cgil?

Veramente senza retorica vorrei dire questo, pensando proprio al concetto di partecipazione. Se non è un problema che i tuoi figli non trovino un lavoro, se va tutto bene perchéva bene il sistema pensionistico, se va tutto bene rispetto al fatto che datore di lavoro sia un padre padrone che decide orario, salario, prestazione e flessibilità, se va tutto bene perché non importa cambiare il lavoro nero in lavoro bianco e in lavoro trasparente, se va tutto bene che ci sia un assioma per cui il salario non si capisce a cosa debba corrispondere, allora non iscriverti alla Cgil. Non c’è posto per questi lavoratori. Ma se c’è una speranza che ci sia un pezzo di questa società civile che possa incidere per cambiare qualcosa, per dire che non bisogna fare la guerra ma che serve il dialogo, che bisogna integrarsi, che i diritti sono per tutti, che ci debba essere un futuro e una speranza diversa rispetto all’occupazione, a come stare in questo paese, beh sì allora c’èla Cgil. E se tutto questo lo vogliamo fare insieme, iscriviti. Allora la Cgil è la casa di questi lavoratori e di tutti noi.

Alessandra Valentini