Latte e Zootecnia. Presentata ricerca FLAI CGIL ed IRES E.R.

E’ stata presentata il 7 luglio, in una iniziativa nazionale della Flai Cgil, a Cremona la ricerca “Il latte italiano: produzione e zootecnia”, curata dall’Ires Emilia Romagna.

Ha coordinato i lavori Mauro Macchiesi, Segretario Nazionale Flai Cgil; Sara Palazzoli, Segretaria Nazionale Flai Cgil, ha tenuto la relazione introduttiva; Daniela Freddi, ricercatrice IRES Emilia Romagna, ha presentato la ricerca. Tra gli interventi: Ettore Prandini, Vice Presidente Nazionale Coldiretti; Roberto Madde’, Direttore Associazione Italiana Allevatori; Giovanni Fava, Assessore Agricoltura Regione Lombardia; Antonio Auricchio, Consigliere Delegato Cremona – Assolatte ; Angelo Zucchi Capo Segreteria del Ministro-Mipaaf. Le conclusioni sono state affidate ad Ivana Galli, Segretaria Generale Flai Cgil.

Sara Palazzoli, nella sua relazione introduttiva, ha lanciato un input al settore, sostenendo che  “e’ giunto il momento per tutti gli attori della filiera di costruire un “patto di filiera”in grado di superare le criticitàche affliggono da anni il settore. Un patto di filiera costruito e coordinato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, per costruire il nuovo modello per il latte italiano, piùcompetitivo e di maggiore qualità. E’una scelta che non possiamo piùrinviare per creare un sistema efficiente e produttivo che guardi avanti, in grado di tutelare il lavoro dipendente e rilanciare la filiera del latte. Un patto di filiera condiviso èl’unica strada che produzione, trasformazione e lavoro possono intraprendere se davvero ècomune l’obiettivo di ridare lustro e competitivitàal settore. Una sfida ambiziosa che lanciamo in questa occasione, partendo dai dati di una ricerca che ci ha presentato criticitàma anche opportunitàdel settore del latte e della zootecnia”.

Ivana Galli, concludendo i lavori, ha sottolineato la necessitàper tutto il settore di essere piùcompetitivi nel “garantire servizi e qualità, investendo in formazione, ricerca e innovazione con la cosiddetta zootecnia di precisione, valorizzando il Made in Italy e la qualitàdei nostri prodotti conosciuti e apprezzati in tutto il mondo”.

“Le prospettive sono secondo noi nella programmazione, nell’associazionismo, nel creare accordi di filiera e in una piùampia dimensione aziendale attraverso percorsi di aggregazione che facciano superare la frammentarietàdella zootecnia italiana. Tutto questo perònon sembra compatibile con la chiusura delle Apa e Ara territoriali, con un processo di accentramento che non tiene nella giusta considerazione la grande diversificazione che caratterizza la zootecnia italiana, rispetto alla quale risulta fondamentale l’azione che le Associazioni svolgono a livello territoriale, supportando ogni settore dell’allevamento e sviluppando un’ampia gamma di attivitàdi assistenza alle aziende che, come si legge anche nella ricerca “hanno contribuito a fare della zootecnia del nostro Paese una delle piùavanzate a livello internazionale”. Vogliamo trovare modalitàdi sviluppo che valorizzino il settore, rilancino il Sistema allevatori e tutelino il lavoro. Infine, sempre in materia di programmazione voglio sottolineare la necessitàdi tenere conto che la zootecnia e lo sviluppo rurale rappresentano un volano per la valorizzazione delle aree interne”.

 

IN ALLEGATO SINTESI DELLA RICERCA

 

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