Bracciante morto in Puglia. La denuncia della Flai Cgil

Crogi, queste le conseguenze dello sfruttamento e del caporalato.

“Le cronache locali hanno dato la notizia del lavoratore del Sudan morto sul lavoro, probabilmente per un malore dovuto al caldo, nelle campagne di Nardò. Era un bracciante di 47 anni, lavorava senza contratto, sotto il ricatto del caporale e di datori di lavoro senza scrupoli. La sua morte non può restare un fatto di cronaca estiva, la sua morte è un atto di accusa verso un mercato del lavoro agricolo colpito in modo forte dalla piaga dello sfruttamento”. Lo dichiara Stefania Crogi, Segretario Generale Flai Cgil. “È una situazione che come Flai Cgil denunciamo e contrastiamo da anni, incontrando enormi difficoltà anche da parte di chi – politica e istituzioni – dovrebbe dare risposte forti ed immediate. Il bracciante morto ieri sul lavoro è morto perché non poteva alzare la testa per chiedere aiuto, non poteva far valere i suoi diritti, non poteva pretendere un lavoro giusto e sicuro ed era nella condizione di non avere i soccorsi adeguati in tempi rapidi. Questa è la nuova schiavitù che deve essere contrastata con nuove regole del mercato del lavoro e chi non agisce, pur avendone il potere è complice di quanto accade. Noi di sicuro seguiteremo a chiedere diritti e giustizia per chi non ha possibilità di chiedere, staremo al loro fianco nei campi, nel fare le denunce e non ci stancheremo di squarciare il velo del l’indifferenza è del l’abitudine rispetto a situazioni non degne di una Repubblica fondata sul lavoro”.