Un pò di dati

Secondo stime, gli irregolari presenti in Italia sarebbero circa mezzo milione, 1 ogni 10 in posizione regolare. Nel 2010 le persone sbarcate sono state 4.406 (contro le 36.951 del 2008 e le 9.573 del 2009), ma gli sbarchi sono ripresi nel 2011 a seguito degli sconvolgimenti politici della Tunisia, dell’Egitto e della Libia. Nel 2010 vi sono transitati 7.039 immigrati, con una permanenza media di 51 giorni. Ci sembra utile far notare che la possibilità di trattenimento è stata portata a 18 mesi, la stessa durata della custodia cautelare in carcere prevista per gli indagati per associazione mafiosa, sequestro di persona, pornografia e violenza sessuale. La retta giornaliera in un Centro costa 45 euro, mentre l’espulsione effettiva di un immigrato è valutabile, nel complesso, fino a 10mila euro. La Legge n. 94 del 15 luglio 2009 (meglio conosciuta come “pacchetto sicurezza”) ha previsto l’inasprimento delle pene detentive portando il minimo da 4 a 5 anni (massimo 15 anni) e aumentando le pene da un terzo alla metà, qualora il fatto venga commesso allo scopo di trarne profitto, anche se indiretto, e con l’applicazione della custodia cautelare in tutti i casi in cui sussistano gravi indizi di colpevolezza.

Il tasso di irregolarità è cresciuto dal 20,9% del 2001 al 24,5% del 2009. I dati evidenziano non solo una crescita costante del fenomeno, ma una sua preoccupante e ampia diffusione nonché una moderata divergenza territoriale. Al Sud il tasso complessivo di irregolarità raggiunge il 25,3% ma con punte estreme in Campania (31,0%) e Calabria (29,4%); al Centro il tasso medio è pari al 23% ma con il Lazio che presenta il più alto tasso di irregolarità (32,8%); al Nord il dato medio è assai simile 22,9% e si registra il tasso più basso in Trentino-Alto Adige (di poco superiore al 14%). Il fenomeno si acuisce ovviamente nelle colture intensive di tipo stagionale.

Nel 2009 l’ISTAT ha stimato in circa 2 milioni e 966 mila le unità di lavoro non regolare, occupate in prevalenza come dipendenti (2 milioni e 326 mila rispetto alle 640 mila non dipendenti). Nello stesso periodo, il tasso di irregolarità, calcolato come incidenza delle unità di lavoro non regolari sul totale delle unità di lavoro, pari al 12,2%, registra una diminuzione di 1,6 punti percentuali rispetto al 2001 (dove venivano calcolate circa 3 milioni e 280 mila unità non regolari), con un lieve aumento rispetto al 2008 (11,9%). Delle 2.966mila unità di lavoro irregolari occupate sul territorio nazionale, stimate dall’ISTAT nel 2009, gli irregolari residenti (italiani e stranieri) rappresentano la componente più rilevante pari a 1.652mila unità mentre gli stranieri clandestini ne rappresentano solo una quota marginale stimata in circa 377mila unità (il 12.7%).

Il legame tra immigrazione (soprattutto clandestina) ed economia sommersa è rilevante, perché spesso per gli immigrati lavorare nel sommerso costituisce l’unica possibilità di sostentamento e si trasforma facilmente in forme di sfruttamento operate dalle imprese che operano irregolarmente. Le vera forza delle mafie consiste nella capacità di sfruttare le disuguaglianze: quelle tra cittadini forti e cittadini deboli, facendo affari con i primi, che si sentono al di sopra della legge, e reclutando i secondi, offrendo loro protezione e, spesso, l’illusione di poter raggiungere attraverso l’illegalità e la militanza mafiosa un progresso economico e sociale che credono altrimenti non conseguibile.