Terra patrimonio comune. Il convegno del 15 maggio a Roma

Il 15 maggio la Sala Protomoteca del Campidoglio ha ospitato il convegno “La Terra come patrimonio comune. Quarant’anni di impegno dall’occupazione delle terre alla creazione delle cooperative agricole e sociali”.

Scopo del convegno è stato quello di avviare una riflessione sulla potenzialità di riscatto economico e occupazionale che il recupero delle terre può, ancora oggi, rappresentare, soprattutto nelle aree più depresse d’Italia, partendo dalle tematiche sviluppate nell’omonima mostra ospitata nel Museo di Roma in Trastevere.

Dopo una introduzione di Matteo Amati, sono intervenuti Vezio De Lucia, il prof. Guido Fabiani, l’On. Emanuele Macaluso, Luigi Sansò, la segretaria generale della Flai Cgil Ivana Galli, il presidente della CIA Dino Scanavino, il presidente di Legacoop Giovanni Luppi, don Franco Monterubbianesi e i rappresentanti di alcune cooperative.

Il convegno ha rappresentato una splendida occasione non solo per ripercorrere le tappe della storia del movimento cooperativo e dell’occupazione delle terre incolte e malcoltivate, ma anche per collocare queste esperienze nella situazione attuale.

Come ha sottolineato Ivana Galli, Segretaria Generale Flai Cgil, mai come oggi c’è bisogno di parlare di agricoltura. “Oggi ci troviamo ad affrontare un’emergenza come nel dopoguerra” – ha affermato Galli – C’è una fame di lavoro. E, purtroppo, in Italia stiamo assistendo ad un abbandono non solo delle terre ma anche delle aree interne. Questo sta creando problemi dal punto di vista del dissesto idrogeologico ed anche rispetto al presidio legale del territorio. Abbiamo visto cosa succede quando c’è un evento disastroso come il terremoto, abbiamo visto quello che è successo in Liguria, a Messina, in Calabria. Questo perché c’è un’idea dell’agricoltura che non è un’idea che parte dal territorio, dalla composizione delle filiere. C’è un’idea dell’agricoltura predatoria. Abbiamo ereditato un percorso straordinario, fatto di lotte e di impegno ed è soprattutto in virtù di questo che non possiamo limitarci ad una mera commemorazione di ciò che è stato ma, anzi, abbiamo il dovere di rinnovare l’impegno e di fare in modo che questa ricorrenza sia principalmente uno stimolo per andare avanti e per costruire delle proposte concrete”.

Non poteva mancare, infine, un riferimento alla PAC, che si inserisce in un settore, quello dell’agroalimentare che in tutta Europa offre 44 milioni di posti di lavoro. PAC che deve contribuire anche a migliorare la professionalità dei lavoratori impegnati nel settore agricolo europeo rendendoli sempre più in grado di accompagnare i processi di innovazione tecnologia che riguardano molte aziende agricole europee.

Si deve rimettere al centro l’agricoltura, e per farlo bisogna esigere una PAC sociale. Perché un’agricoltura di qualità non può essere slegata da un processo di filiera legale, dalla qualità del lavoro, dalla tutela dei lavoratori e dal contrasto allo sfruttamento.

 

Valeria Cappucci