RADICI – Il sacrificio di Portella non è stato vano (discorso di Rinaldo Scheda, 1 maggio 1972)

 

Il discorso di Rinaldo Scheda, segretario organizzativo Cgil nazionale dal 1957 al 1979, in occasione del 25° anniversario della Strage di Portella della Ginestra.

 

1 maggio 1972

 

A 25 anni, dai fatti che fecero di quel 1° maggio 1947, qui a Portella, una giornata di sangue.

Di sangue sparso da vittime innocenti, vittime del furore reazionario, non poteva mancare la presenza unitaria delle tre Confederazioni, della CISL, della UIL e della CGIL.

Siamo venuti per ricordare le vittime della strage, ma anche a testimoniare davanti a voi, lavoratori, insieme a voi, la volontà di proseguire una lotta. Oggi più che mai aperta, non conclusa.

Certo il sacrificio di Portella non è stato vano.

Le raffiche dei banditi a Portella, la violenza reazionaria ovunque si è manifestata, non hanno fermato la marcia in avanti dei lavoratori, qui in Sicilia e in tutto il resto del Paese.

Cammino ne è stato fatto negli anni che ci separano da quel primo maggio di venticinque anni orsono.

Tutti insieme, classe lavoratrice, sindacati e altre forze democratiche siamo riusciti a conquistare successi anche importanti, ma la battaglia continua, più impegnativa che mai.

E gli avversari sono quelli di ieri anche se in questi anni, sotto l’incalzare dell’iniziativa e delle lotte unitarie di lavoratori e dei sindacati, hanno dovuto fare delle concessioni e sono stati costretti a riconoscere alcuni diritti ai lavoratori e alle loro organizzazioni.

Ma essi non demordono, come inequivocabilmente dimostrano i fatti della vita politica attuale, di questi giorni.

Cercano, attraverso manovre e attacchi sul terreno economico e politico di riguadagnare il terreno perduto.

Perciò, per noi, questo primo di maggio del 1972, è certo l’occasione per ricordare il significato di una giornata come questa che da 82 anni i lavoratori di tutto il mondo, prima in pochi, poi, anno per anno, sempre di più, celebrano come la giornata dedicata alle loro lotte e ai motivi ideali che ispirano il loro impegno verso l’emancipazione della classe lavoratrice.

È certo l’occasione per ricordare qui a Portella la manifestazione del 1° maggio di molti decenni orsono, quando ai lavoratori parlava Nicola Barbato, il medico socialista di Corleone. Siamo qui per ricordare i nostri martiri caduti qui a Portella 25 anni orsono. Ma noi siamo qui oggi, in questo 1° maggio 1972, per dire, per dimostrare, che ci muoviamo nel solco, nella strada tracciata dai promotori dell’appello rivolto ai lavoratori di tutto il mondo 82 anni orsono, e non siamo più una generosa ma sparuta avanguardia, ma rappresentiamo una massa enorme di lavoratori impegnati in Italia a ricostruire una nuova unità sindacale. Ma proprio per questo abbiamo voluto che questa giornata oggi, fosse per noi della CGIL, della CISL e della UIL e per tutti i lavoratori non tanto o soltanto l’occasione per celebrare la tradizione del 1° maggio, ma per mettere a punto e rilanciare tutta la nostra iniziativa unitaria nei confronti dei nuovi e gravosi problemi che ci stanno di fronte in questo periodo.

E mi pare debba essere messo in evidenza il fatto che questo rinnovato impegno di portare avanti l’azione comune, per gli obiettivi che i lavoratori si sono dati unitariamente, tre segretari confederali delle tre maggiori Confederazioni, lo hanno voluto testimoniare qui a portella a cospetto dei caduti di 25 anni fa.