Pesca. Ricerca della Flai su rischi e malattie professionali

Il 13 aprile è stata presentata la ricerca della Flai Cgil “I rischi occupazionali e le malattie professionali dei lavoratori della pesca”, a cura dei Dott. De Palma, medico dell’Inail, e Dott.ssa Uccello, specializzata in medicina del lavoro sulla pesca; un ulteriore passo per evidenziare le criticità del settore che ha inizio nel 2011 con una prima indagine conoscitiva per indagare le problematiche in termini di malattie e rischi professionali.

Come sottolinea Antonio Pucillo, Dipartimento Pesca Flai nazionale, nella presentazione della ricerca, “quando iniziammo a parlare di malattie professionali nel settore della pesca, ci rendemmo conto già dai primi incontri, di quanto il tema fosse poco conosciuto tra i pescatori”. Da qui la necessità di intraprendere un’iniziativa di sensibilizzazione sul tema con la prima campagna promossa dalla Flai nel 2011 sulle malattie professionali, “Lo stato di salute dei lavoratori della pesca”. Si è trattato di uno studio durato tre anni con la somministrazione di circa 1000 questionari tra i pescatori, elaborati da medici specialistici. Le risultanze hanno consentito una mappatura dello stato di salute dei pescatori e la possibilità di mettere in correlazione le patologie denunciate dai pescatori e le attività svolte in barca.

Con la ricerca presentata il 13 aprile la Flai va avanti nella sua campagna di informazione e nella richiesta di azioni concrete affinché il tema delle malattie professionali e della salute e sicurezza nel comparto pesca sia tenuto nella dovuta considerazione dagli organismi e istituzioni preposte ad occuparsene.

Al convegno sono intervenuti, tra gli altri: il Sottosegretario Castiglione; gli onorevoli Oliverio e Rostellato; Rigillo, Direttore generale per la pesca del Mipaaf; Buonfiglio del Medac.

La relazione introduttiva è stata tenuta da Giovanni Mininni, Segretario nazionale Flai che segue il settore della pesca; le conclusioni sono state affidate ad Ivana Galli, Segretaria Generale Flai Cgil.

Nella relazione introduttiva, Giovanni Mininni ha ricordato come “l’ILO ha classificato il settore della pesca tra i più pericolosi, una cosa a noi e ai lavoratori ben nota, un problema che affrontiamo da anni: abbiamo denunciato la mancata applicazione del TU 81 ai lavoratori della pesca, anche con una copiosa raccolta di firme; abbiamo prodotto opuscoli informativi e manuali per la sicurezza a bordo; distribuito dispositivi e fatto campagne sulla sicurezza. Nel 2011 lanciammo una prima indagine conoscitiva sullo stato di salute dei lavoratori della pesca per capire le patologie più ricorrenti e nel 2014 pubblicammo i risultati. Avevamo bisogno di studi che ci consentissero di chiedere la modifica delle tabelle sulle malattie professionali; la pesca infatti ad oggi non è riconosciuta esplicitamente nelle tabelle, ma da ricercare in altri settori. Oggi la nuova ricerca ci offre altri elementi per andare avanti nel nostro lavoro e per tutelare i lavoratori della pesca”.

Alla presenza anche del Sottosegretario, la Flai ha voluto avanzare richieste e proposte: la modifica delle tabelle INAIL è una di queste. Inoltre, sia in apertura che nelle conclusioni, si è chiesto che alla pesca sia riconosciuta l’applicazione del TU 81 e il riconoscimento della pesca come lavoro usurante; nonché di porre attenzione sulla questione del Piano Triennale, sui finanziamenti che sono stati ridotti e sulla questione del finanziamento FOSPE che può rappresentare uno strumento per sostituire la cassa in deroga che non c’è più.

Ivana Galli, Segretaria Generale Flai Cgil, nelle conclusioni ha ricordato che: “Parlare di pesca è importante perché è una filiera che può dare in termini di occupazione, a patto che possa tornare appetibile quanto a reddito e tutele. Un settore che deve uscire dalla marginalità cui troppo spesso è relegata. È necessario pensare ad interventi sinergici e di filiera che tengano insieme il territorio e il suo sviluppo produttivo. E sulla importante ricerca presentata voglio sottolineare come il tema delle malattie professionali e prevenzione non era un tema sentito per la pesca, ma, con questo lavoro, che segue quello del 2011, abbiamo fatto non solo una ricerca ma una battaglia per i diritti di chi lavora nella pesca”.

A.V.