Melegatti. I lavoratori in assemblea permanente

Chissà cosa ne penserebbe oggi Franca Valeri che in uno spot di fine anni ‘80 canticchiava “la fortuna lo sai con Melegatti è più dolce che mai!”. Allora la Melegatti prometteva di far vincere una Ferrari ed altri spettacolari premi, oggi non paga gli stipendi da tre mesi ai 90 lavoratori, che da mercoledì 18 sono in assemblea permanente davanti allo stabilimento di San Giovanni Lupatoto per difendere il loro posto di lavoro e la produzione dei famosi pandori. Ai 90, senza paga e in cassa integrazione, si aggiungono i 250 stagionali impegnati per la campagna natalizia, che per il momento rimangono senza lavoro  a causa di scelte poco responsabili della proprietà che di fatto sta facendo saltare l’appuntamento per la produzione di Natale.

Già prima della proclamazione dell’assemblea permanente, la produzione nello storico stabilimento era ferma, con i forni spenti ed il Natale alle porte. “Tutti i giorni – ha spiegato Paola Salvi della Flai Cgil – dalle 9 alle 17, i lavoratori della Melegatti si troveranno davanti ai cancelli in assemblea permanente. Nessuno entrerà nello stabilimento a lavorare, nemmeno gli amministrativi, almeno finché qualcosa non cambia”. Il qualcosa da cambiare è rappresentato dall’avere gli stipendi, che non sono arrivati, e ricevere notizie sul futuro dell’azienda e quindi sul futuro occupazionale dei lavoratori a tempo indeterminato e gli stagionali. Consideriamo che

La scorsa settimana ancora un incontro e ancora un nulla di fatto a causa dell’assenza della presidente del Cda ed amministratore delegato, Emanuela Perazzoli.

I sindacati di categoria Fai, Flai e Uila spiegano che “i lavoratori della Melegatti sono sempre stati disponibili a riprendere il lavoro, anche in produzione conto terzi. La condizione inderogabile però è che l’azienda provveda immediatamente ai bonifici degli stipendi arretrati”. Questa dichiarazione è stata anche in risposta alla proprietà che ha informato che sarebbe arrivata una commessa per produrre per un marchio terzo, assicurando lavoro per un mese. Ma, come ha spiegato Paola Salvi della Flai Cgil, “i dipendenti non trarrebbero alcun beneficio, conoscendo la situazione della Spa, l’entrata derivata da questa produzione sarebbe usata dalle banche per sanare i sospesi o andrebbe ai creditori che hanno già provveduto a depositare i decreti ingiuntivi”. Da qui l’ultimatum dei sindacati. “L’attaccamento dei dipendenti all’azienda è fuori discussione. Per questo sono in presidio permanente davanti allo stabilimento, ma occorre un segnale concreto su retribuzioni sospese e continuità dell’attività d’impresa nei due stabilimenti”, sottolineano nella nota. “La ripresa dell’attività produttiva comunque non può prescindere dal confronto con le rappresentanze”.

Ad aggravare la situazione, due giorni fa sono stati apposti i sigilli sulle linee produttive dello stabilimento Melegatti di San Martino Buon Albergo, inaugurate lo scorso febbraio, dove avveniva la preparazione ed il confezionamento dei croissant GranLeggeri. Anche questo episodio mette in evidenza l’insolvenza della Menegatti verso alcuni fornitori e non fa ben sperare.

Ora il prossimo appuntamento a cui si guarda è quello del 30 ottobre, data in cui è stata convocata l’assemblea dei soci. Ma lo sconcerto è grande.

 

Alessandra Valentini

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