La relazione di Ivana Galli al Direttivo del 15 Dicembre

 

Care compagne e cari compagni,

oggi teniamo il primo Direttivo e l’Assemblea dal 29 aprile. Avremmo voluto convocare un Direttivo prima di oggi ma gli appuntamenti nazionali, regionali e territoriali ci hanno portato a questa data. È evidente l’attività che ha visto tutti impegnati: a livello nazionale abbiamo tenuto il 21 settembre l’Assemblea dei lavoratori agricoli, ad ottobre il Premio Jerry Masslo, poi una maratona di impegni per arrivare al 18 ottobre alla approvazione della Legge 199, sulla quale in ogni territorio si è lavorato prima e dopo; sempre ad ottobre si è svolto l’Attivo sulle Pensioni per un approfondimento all’indomani della sottoscrizione del verbale tra Governo e Sindacati; a novembre l’iniziativa sul distacco transnazionale. Un breve elenco di appuntamenti per dire che si è arrivati ad oggi, dopo mesi di intenso lavoro durante i quali abbiamo deciso di fare approfondimenti specifici sui temi più caldi.

 

L’Assemblea Generale di oggi ed il piano di lavoro 2017 della Flai Cgil va inserito nell’attuale contesto politico che si è venuto a creare in questi giorni, all’indomani dell’appuntamento referendario sulla riforma costituzionale.

Ci troviamo davanti ad uno scenario parzialmente modificato, ma quello che non cambia è la condizione di peggioramento del mondo del lavoro e la disoccupazione, soprattutto quella giovanile.

 

Il risultato del referendum, che ha portato sostanzialmente ad un nuovo Governo sostenuto dalla stessa maggioranza di quello che lo ha preceduto, è stato un risultato netto con il suo 60% per il NO ma soprattutto ha evidenziato quella che possiamo definire semplicemente la voglia di partecipazione dei cittadini ed in particolar modo di quelli più giovani. Siamo passati dalle Regionali del 2014 nelle quali in Emilia Romagna votò il 37% o in Calabria il 44% al 68% di votanti per questo referendum.

Quindi, se vogliamo provare a fare una sintetica e quanto mai difficile analisi di questo voto, dovremmo partire proprio dalla partecipazione al voto, dal voto dei giovani, dal dato delle regioni del Sud, dove alta è la partecipazione ed altissima la percentuale dei NO. Un voto ed un risultato che in qualche modo ha dato voce a chi meno ha avuto ed meno ha potuto esprimersi in questi difficili anni di crisi: appunto, i GIOVANI ed il SUD. Questi elementi credo debbano interrogare tutti, non solo la politica.

L’esito del voto è trasversale, ma a noi interessa evidenziare la voglia di protagonismo dei giovani e la voglia di cambiamento che deve vedere la nostra organizzazione impegnata nel dare voce a questi segnali, che non possono essere consegnati alla destra populista.

 

Quanto al merito del referendum e al suo risultato voglio ricordare come la Cgil sin dal primo momento ha voluto approfondire ed esprimersi in merito alla riforma, valutando e ragionando esclusivamente sui contenuti, come una riforma costituzionale richiede. Altri hanno scelto altre strade, irresponsabilmente, usando la Costituzione come un traghetto per arrivare in altri lidi. Noi non abbiamo tifato per schieramenti politici ma solo per quella Costituzione nata dalla Resistenza, fondata sul lavoro e garante di democrazia.

La riforma proposta, pur proponendo titoli giusti, era profondamente sbagliata nel suo svolgimento e nella sua impostazione di accentramento dei poteri dell’Esecutivo e nel proporre un Senato dai poteri non meglio definiti.

Ma soprattutto, una riforma che andava a toccare la nostra giovane Carta doveva avere ben altro percorso, teso ad unire il Paese attorno ad un progetto alto e non ad alimentare divisioni e prese di posizione volte esclusivamente a rivendicare posizioni di leadership personali.

 

Sempre guardando alla nostra Costituzione, abbiamo altri impegni che ci interesseranno come categoria e come Cgil tutta: la Carta dei diritti e i referendum.  Sulla data del voto pende l’incognita dell’appuntamento elettorale per le politiche, i cui tempi potrebbero far slittare anche al 2018 il voto referendario sui tre quesiti.

 

Tuttavia da subito è necessaria una forte iniziativa a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per la Carta dei diritti del lavoro. La ‘Carta dei diritti universali del lavoro’ rappresenta, infatti, l’occasione per attuare una parte fondamentale della Costituzione, con particolare riferimento ai temi del lavoro, della rappresentanza sociale e del diritto di cittadinanza. Inoltre siamo tutti mobilitati a sostenere i tre referendum, i cui quesiti contengono tre nodi fondamentali per un lavoro dignitoso:

abrogazione dei voucher, diritto alla reintegra in caso di licenziamento illegittimo nelle aziende con più di cinque dipendenti, reintroduzione della piena responsabilità solidale negli appalti. La Corte Costituzionale esaminerà l’11 gennaio 2017 l’ammissibilità delle richieste relative a questi tre referendum popolari, a questo punto il Governo dovrà fissare una data per il voto entro giugno, a meno che non ci sia l’appuntamento delle elezioni politiche.

 

In ogni caso, la campagna per i nostri referendum dovrà essere un momento straordinario di coinvolgimento di tutti i lavoratori e i cittadini su questi temi, facendo capire come riguardino veramente la vita, la dignità e le condizioni di lavoro di ciascuno.

 

Fare questo assume un’importanza ancora maggiore in questo momento in cui la situazione economica e sociale in Europa, ed ancor di più nel nostro Paese, rimane critica e vede accrescersi la possibilità di risposte che rimandano a facili quanto pericolosi populismi.

La politica degli ultimi anni ha premiato a pioggia le imprese, tutte, e non quelle che hanno fatto innovazione e assunzioni, così come la politica dei bonus e non degli investimenti sulla crescita, nei fatti non ha fatto ripartire i consumi interni e non possiamo pensare che l’export sia sufficiente a tirarci fuori dalla stagnazione.

 

Ed anche secondo l’ultimo Rapporto del Censis sulla Situazione Sociale del Paese, diffuso il 2 Dicembre scorso, emerge il dato allarmante che in Italia i giovani sono più poveri dei loro nonni: rispetto alla media della popolazione, oggi le famiglie dei giovani con meno di 35 anni hanno un reddito più basso del 15,1% e una ricchezza inferiore del 41,1.

Siamo di fronte a nuove povertà, a nuove e vecchie dicotomie come quella tra Nord e Sud del Paese, che sono un detonatore di una situazione esplosiva dalla quale tutti rischiamo di essere travolti.

 

La Cgil ha in campo alcune importanti proposte per il Paese, che vanno fatte vivere. Per il Mezzogiorno la vertenza nazionale ‘Laboratorio Sud – Idee per il Paese’, si propone di evidenziare le condizioni di criticità presenti nel Mezzogiorno e, soprattutto, di rendere visibili i possibili spazi di intervento per superare il divario che sempre più allontana le regioni del Sud dal resto del Paese. Punto centrale del documento è nel coordinamento e nella partecipazione dei vari soggetti e dei vari livelli, poiché solo attraverso politiche rinnovate e il concorso delle diverse energie, a partire dalle comunità locali e dalle loro rappresentanze, può realizzarsi un cambio di fase. Di qui l’individuazione di alcuni strumenti fondamentali di coordinamento tra politiche nazionali e regionali, e di partecipazione, che vedono il coinvolgimento delle parti sociali: un luogo formalizzato di coordinamento tra le regioni meridionali, una cabina di regia interistituzionale per l’attribuzione e la gestione delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione, e una sede stabile di confronto con le parti sociali sia nella dimensione regionale che in quella nazionale.

Altri strumenti fondamentali sono il Piano per il lavoro e il Piano Straordinario per l’occupazione, presentato, quest’ultimo, lo scorso settembre. In questo piano indichiamo la necessità che il sistema pubblico crei direttamente lavoro, così da ripristinare quelle condizioni per far ripartire i consumi e gli investimenti e ridurre la disoccupazione, in particolare giovanile e femminile.

 

Sulle pensioni, la legge di bilancio approvata con la fiducia non ha accolto i nostri emendamenti relativamente ai lavori gravosi in agricoltura e industria alimentare e ha lasciato fuori i lavoratori agricoli anche dalla settima salvaguardia. Dobbiamo comunque proseguire il confronto senza lasciare spazi vuoti, perché quello delle pensioni rimane un tema importante e sentito dalla nostra gente e non riguarda solo chi è prossimo alla pensione ma tutti coloro oggi lavoratori attivi, colpiti da precarietà e discontinuità lavorativa.

 

La risposta alla crisi non può essere pagata soltanto dai lavoratori con la diminuzione del potere d’acquisto dei loro salari, non ci convincono le ricette che vanno verso un progressivo alleggerimento del contratto nazionale, spacchettando i minimi e spostando sul welfare quello che non ci andrebbe spostato. Il welfare aziendale è, infatti, una opportunità se integrativo e non sostitutivo di tutto o parte del salario.

Ogni contratto ha la sua storia, quindi, lungi da noi mettere voti a percorsi complicati che portano alla firma di un contratto, ma alcune soluzioni contrattuali di fatto diventano macigni che condizionano la contrattazione in generale.

E per questo riteniamo che ci sia bisogno di un coordinamento a livello confederale sulla contrattazione in relazione ai prossimi rinnovi.

 

Attualmente, come categoria abbiamo contratti importanti da chiudere. La panificazione ha scioperato il 12 dicembre e il tavolo dovrebbe essere convocato entro gennaio.

Sul fronte dell’agricoltura stiamo impegnati sul rinnovo dei CPL per i quali c’è forte preoccupazione, in particolare per l’atteggiamento di Confagricoltura rispetto alla Legge 199 e a proposte di bizzarre soluzioni contrattuali per mettersi al riparo da quanto previsto dalla legge. Sui CPL stiamo comunque seguendo attentamente l’evolversi di tutti i tavoli provinciali.

 

Nel prossimo anno saremo impegnati anche nel rinnovo dei contratti di secondo livello dell’industria alimentare e prossimamente si terrà una riunione per stabilire insieme le linee di indirizzo.

Partite ancora aperte anche quelle relative al sistema allevatori e ai forestali per i quali abbiamo conquistato un tavolo nazionale ma vedremo come si proseguirà con il nuovo assetto di Governo.

 

Anche la Legge 199, sulla quale ieri si è tenuto un seminario di approfondimento, ci consegna un importante lavoro per il 2017. Nell’anno che sta finendo abbiamo conseguito un risultato straordinario, una legge che voglio definire ancora una volta storica. Una legge che come Flai ci dà anche una grande opportunità e grande responsabilità. Anche noi possiamo fare la nostra parte affinché questa legge sia realmente esigibile: penso agli interventi sul collocamento, sui trasporti, sull’accoglienza.

 

Tra le attività del 2017, oltre agli impegni sopra indicati, terremo l’Assemblea delle donne; l’Assemblea degli immigrati; un’iniziativa su Industria 4.0 e affronteremo il tema dei nuovi caporalati con una importante iniziativa sugli appalti nel settore delle carni.

 

Infine, care compagne e cari compagni, voglio ringraziarvi e cogliere l’occasione per augurarvi ed augurarci un altro anno di lotte ma anche di successi come quello appena trascorso. Tutti insieme dalla parte dei diritti, del lavoro, della dignità.