Caporalato. La Legge 199, un colpo allo sfruttamento e al lavoro nero

– di Ivana Galli, Segretaria Generale Flai Cgil –

Nel mese di ottobre la legge contro il caporalato e lo sfruttamento in agricoltura, Legge n. 199 del 29 ottobre, è diventata una realtà, che cambierà concretamente le prossime campagne di raccolta e la condizione di tanti lavoratori e lavoratrici. Si tratta di un risultato al quale la Flai e la Cgil tutta hanno lavorato per anni, con vertenze, denunce, campagne di informazione e sensibilizzazione, manifestazioni, incontri con le istituzioni. Oggi, finalmente, possiamo festeggiare una vittoria, la vittoria di un  Paese civile e moderno. La vittoria di una Repubblica fondata sul lavoro!

Senza retorica, la possiamo definire una legge storica, che rappresenta la risposta dello Stato al degrado dei diritti e delle persone, al calpestio della dignità; uno Stato che si è riappropriato del proprio ruolo ed ha ristabilito il principio della legalità nelle campagne. Si sanciscono principi in apparenza semplici ma che rivendicavamo da anni: chi farà intermediazione illecita e sfruttamento sarà perseguito e punito con il carcere, con una pena da 5 a 8 anni di reclusione.

Ma non solo, con la legge si stabiliscono nuovi strumenti penali per la lotta al caporalato come la confisca dei beni, come avviene con le organizzazioni criminali mafiose; l’arresto in flagranza; l’estensione della responsabilità degli enti e si prevede anche la responsabilità per quel datore di lavoro/azienda che al caporale si rivolge. Inoltre, si prevede l’estensione delle finalità del Fondo antitratta anche alle vittime del delitto di caporalato e sfruttamento. Viene rafforzata la operatività della Rete del lavoro agricolo di qualità, estendendo l’ambito dei soggetti che possono aderire alla Rete, includendovi gli sportelli unici per l’immigrazione, le istituzioni locali, i centri per l’impiego, i soggetti abilitati al trasporto dei lavoratori agricoli e gli enti bilaterali costituiti dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori in agricoltura. Si introducono nuove vie sperimentali di collocamento, con le Cisoa, che potranno essere il luogo pubblico in cui sperimentare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Questi sono alcuni elementi qualificanti di un provvedimento che dovrà essere applicato, fatto vivere con il contributo di tutti e potrà fare la differenza per quei lavoratori e lavoratrici colpiti nei diritti e nella dignità.

È una legge che aspettavamo da tempo e per la quale da anni abbiamo combattuto e ci siamo mobilitati. Abbiamo iniziato nel 2009 con la campagna Oro Rosso; nel 2011 con Stop caporalato, insieme alla Fillea; il Sindacato di strada; nel 2012 Gli invisibili delle campagne di raccolta; nel 2013 Sgombriamo il campo con la Funzione Pubblica; la straordinaria iniziativa del febbraio 2015 a Rosarno; la campagna #cimettiamole tende, e poi, in tutti questi anni, le tante manifestazioni, fino a quella imponente a Bari lo scorso 25 giugno.

Questa legge l’abbiamo voluta dedicare a quei braccianti che non hanno fatto ritorno nelle loro case, alle lavoratrici ed ai lavoratori che hanno ricevuto pochi euro dopo una giornata di lavoro fatta di negazione dei diritti e di fatica, a quei lavoratori troppo a lungo rimasti invisibili agli occhi delle istituzioni, ma anche di altri cittadini e lavoratori. Invisibili ai media e alla grande stampa, lavoratori relegati nei ghetti, nelle tendopoli, in quei luoghi di confine, terre di nessuno, dove non era facile entrare ma dove la Flai c’è.

Dopo anni di lotte, vertenze, denunce, mobilitazioni e scioperi abbiamo una legge dello Stato che contrasta, punisce, persegue quel fenomeno odioso dello sfruttamento e del caporalato in agricoltura, ma anche in altri settori, un fenomeno che si voleva negare, che non riguardava, secondo alcuni, il ventunesimo secolo ma il passato, che era un “non” tema. Oggi c’è una legge dello Stato che pone una sperimentazione di collocamento pubblico, che parla di trasporto pubblico dei lavoratori: due punti cruciali sui quali si è costruita in questi anni la fortuna e l’alibi dei caporali e di quanti ha loro si rivolgono. Oggi c’è una legge che definisce precisi indici di sfruttamento, che concorrono a determinare il reato, una legge che non potrà essere ignorata.

Tutto ciò rappresenta una conquista per tutto il mondo del lavoro, non solo per il comparto agricolo, perché l’intermediazione illecita e lo sfruttamento possono essere sanzionati in tutti i settori in cui si riscontrano. È un grande passo avanti per la civiltà del nostro Paese, un risultato di cui andare fieri e con il quale rivendicare il riscatto di tanti lavoratori e lavoratrici.