Montebovi e Dolciaria. Condannate per condotta antisindacale. Nulli i licenziamenti

Le Organizzazioni Sindacali Territoriali di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil rendono noto che il 26 febbraio 2013 è stato deposito presso la cancelleria del Tribunale del Lavoro di Velletri il dispositivo di sentenza ex art. 28 Legge 300/70 a seguito del ricorso per attività antisindacale denunciato dalle stesse Organizzazioni Sindacali contro le Società Montebovi Industrie Roma Srl e la newco Dolciaria Srl di Lanuvio.

Le maestranze – ricordano i tre Segretari Moranti, Passamonti e Persiani - sono in sciopero dal 26 novembre con presidio davanti all’azienda, per l’affitto di 59 dipendenti, per il licenziamento disciplinare di un rappresentante sindacale e di altri 2 dipendenti, e per la procedura di licenziamento per 21 persone, per la messa in ferie forzata che si  protrae ormai da 5 mesi oltre che per il mancato pagamento delle retribuzioni.

Con La sentenza, datata 22 febbraio 2013, il giudice del lavoro del tribunale di Velletri ha accertato e dichiarato condotta antisindacale

  1. a)il comportamento della Montebovi e della Dolciaria nella tardiva ed insufficiente comunicazione affitto di ramo d'azienda ex art 47 per aver violato le procedure di consultazione relativamente alla cessione del ramo d'azienda a Dolciaria Srl e in ogni caso senza aver preliminarmente avviato le procedure di consultazione ex lege prevista;
  2. b)le pressionidalle società Montebovi sui lavoratori aderenti allo sciopero con minaccia di applicare la riduzione di 4 ore della retribuzione a fronte di un'ora di sciopero, nonché nella diffusione del comunicato aziendale con cui veniva minacciata l'attivazione di iniziative giudiziarie nei confronti delle Organizzazioni Sindacali e dei lavoratori partecipanti lo sciopero, nonché del comunicato aziendale con cui si minacciava la cessazione definitiva dell'attività produttiva. Per tale effetto ha disposto che entrambi le aziende si astengano dal ripetere tali comportamenti e tutte le iniziative mirate a limitare il diritto di sciopero.

Inoltre, è stato dichiarato antisindacale il licenziamento del rappresentante sindacale della Cgil BARONE DONATELLO e degli altri 2 dipendenti MANCINI PIERO E SALVATINI RITA effettuati in data 15 novembre 2012 DICHIARANDO LA NULLITA’ DEI LICENZIAMENTI CON CONSEGUENTE REINTEGRA NEL POSTO DI LAVORO.

E’ stato dimostrato, aggiungono i Segretari delle Organizzazioni Sindacali, che i provvedimenti di espulsione adottati  nei confronti dei 3 dipendenti scioperanti sono illegittimi e, come si legge nel dispositivo del Giudice, la società Montebovi ha voluto adottare un sistema di rappresaglia e di intimidazione finalizzata a sanzionare in maniera esemplare, allo stesso tempo casuale, alcuni lavoratori ed un rappresentante sindacale che esercitavano il diritto di sciopero per dare un chiaro segnale a tutti gli scioperanti della potenziale gravità delle conseguenze della prosecuzione dello sciopero intrapreso.

Infine, il giudice ha ordinato l'affissione del decreto nei locali dell'azienda sulle bacheche per 15 giorni, e ha condannato le 2 aziende alla rifusione delle spese sostenute dalle organizzazioni sindacali.

In attesa dell’incontro fissato per il mese di marzo presso la Regione Lazio, le maestranze si riuniranno con le Organizzazioni Sindacali per decidere il da farsi.

Intanto, reperite le buste paga delle società per il tramite del Ministero del Lavoro, gli avvocati messi a disposizione dai Sindacati stanno provvedendo a consegnare le ingiunzioni di pagamento alle 2 società per le retribuzioni non pagate ai dipendenti.

Probabilmente, le maestranze si metteranno a disposizione per lavorare già da lunedì prossimo per dare un segnale di distensione, auspicando - aggiungono  i Sindacati  - che la Proprietà, anche alla luce della sentenza, torni su i propri passi in riferimento alle procedure finora aperte, apra un dialogo costruttivo con le rappresentanze al fine affrontare la delicata questione degli ammortizzatori sociali, soprattutto stabilire un percorso che porti alla loro distribuzione in maniera equa sulle maestranze, e che possano essere utilizzabili per accompagnare alla pensione i dipendenti aventi diritto, evitando che altri lavoratori e lavoratrici perdano il posto di lavoro in maniera  traumatica.

La situazione, concludono Moranti (Flai), Passamonti (Fai) e Persiani (Uila) è molto delicata, se poi si aggiunge che da ultima visura camerale effettuata, a febbraio la società cedente il ramo d’azienda ha assunto un’altra denominazione ed il capitale versato risulta notevolmente variato. 

VIDEOEFOTOCONG