Articolo di Stefania Crogi sulla rivista “NO STOP” di marzo

Il settore agroalimentare è quello che, sotto molteplici aspetti, riveste una centra- lità e un’importanza mondiale, considerate anche le grandi sfide rappresentate da EXPO 2015. Come categoria ci sentiamo a vario titolo coinvolti da questo appuntamento, al quale già lo scorso 7 febbraio abbiamo portato il nostro punto di vista ed il nostro contributo durante lo svolgimento dei 42 tavoli di lavoro dell’evento “Expo delle Idee” (Hangar Bicocca, Milano). “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, questo titolo pone direttamente degli interrogativi: è possibile assicurare a tutta l’umanità un’alimentazione buona, sana, sufficiente e sostenibile? E come il diritto al cibo può e deve poter essere salvaguar- dato? A queste domande dovrà rispondere EXPO 2015.

Diritto al cibo

In realtà, di diritto al cibo in Italia non se ne parla più da anni e l’Expo può, anzi deve, essere l’occasione per riflettere a 360 gradi sul diritto al cibo come libertà dal bisogno e cifra dei processi di democratizzazione di tante aree del mondo. L’aumento della popolazione, i nuovi stili di vita che stanno prendendo sempre più piede nelle aree emergenti del mondo e il rallentamento progressivo della produttività del settore agricolo ci hanno spinto in una prospettiva inedita, che mette in discussione la capacità del nostro pianeta di soddisfare l’imponente crescita nella domanda di cibo.

Il diritto al cibo non è uguale al diritto di essere liberi dalla fame, non significa sol- tanto proteggere la vita degli esseri umani, ma significa anche tutelare la salute e la dignità di ognuno. La sicurezza alimentare, infatti, esiste solo quando tutti gli esseri umani hanno, in ogni momento, l’accesso fisico ed economico ad un cibo sano, nutriente ed in quantità sufficiente, in grado di soddisfare il loro fabbisogno energetico e le loro preferenze alimentari, per condurre una vita sana e attiva.

Oggi 800 milioni di persone soffrono la fame e, contemporaneamente, 500 milio- ni soffrono di obesità: due mali di quello che è un distorto accesso al cibo. Dati che ci riportano alle parole di due Papi, Gio- vanni Paolo II e Papa Francesco, che recu- pera il concetto di “paradosso dell’abbon- danza”, cioè c’è cibo per tutti, ma non tutti possono mangiare. Il problema è l’iniqua distribuzione.

Lo spreco ed altre contraddizioni

Circa un terzo del cibo prodotto a livello globale, vale a dire 1,3 miliardi di tonnellate l’anno, è perso o sprecato.
Ma lo spreco del cibo equivale anche a consumo di terra, acqua, energia e, per di più, genera emissioni di gas effetto serra considerando che ogni tonnellata di rifiuti alimentari ne produce 4,2 di anidride carbonica. Inoltre, l’equilibrio dei mercati agricoli rischia di diventare sempre più precario a causa dei cambiamenti di natura strutturale che stanno accompagnando l’evoluzione della domanda alimentare mondiale. Una situazione aggravata dalla crescente finanziarizzazione dei mercati delle commodity agricole.
È necessario intraprendere, a livello internazionale, delle azioni urgenti per affrontare la sfida della sicurezza alimentare globale. È necessario rimettere al centro dell’ordine del giorno il tema della sicurezza alimentare degli approvvigionamenti.

Biocarburanti e uso del territorio

Nel 2009, l’approvazione di una specifica direttiva comunitaria ha introdotto l’ob- bligo per gli Stati membri di utilizzare entro il 2020 un carburante che sia misce- lato per almeno il 10% con biocarburanti. Le superfici occupate da colture finalizzate alla produzione di biocarburanti potrebbero passare dai 20-22 milioni di ettari attuali a 35 milioni di ettari nel 2020. Questo scenario non è sostenibile; non è accettabile che l’uso dei suoli, in contesto di insicurezza alimentare, sia sottratto alla produzione di cibo. Anche se la strada dei biocarburanti non può essere del tutto abbandonata, magari investendo in ricerca per sviluppare quei cosiddetti biocarburanti di seconda generazione che potrebbero, a breve, consentire di utilizzare la biomassa cellulosica, il materiale più abbondante presente sulla faccia della terra, per la produzione di carburante. Sarebbe possibile così, senza impiegare un solo ettaro di terreno agricolo, valorizzare in chiave energetica residui colturali, materiali legnosi ricavabili dalla manutenzione dei boschi.

Land grabbing e adeguamento domanda/offerta di cibo

L’aumento della popolazione e quello ancora più marcato dei consumi, che caratterizzano soprattutto alcune importanti aree del pianeta come la Cina, l’India, il Brasile e la Russia, stanno facendo crescere a ritmi impressionanti la domanda ali- mentare, mentre la disponibilità di terre agricole e la loro produttività si riducono. I dati sulla crescita della domanda e sul rallentamento dell’offerta agroalimentare mondiale sono inequivocabili: la produzione agricola non tiene il passo della domanda. Questo ha dato vita ad una pratica comunemente denominata “land grabbing” che vede l’acquisto di milioni di ettari di terre africane, e non solo, da parte di investitori stranieri.

In questi anni sono cresciuti velocemente il numero e l’ampiezza degli accordi stipulati da parte di società private, gover- ni e fondi sovrani finalizzati all’acquisizione di terra su larga scala destinata alla produzione di alimenti di base e di biocarburanti. Così la terra diventa l’affare del secolo!
Superfici coltivabili crescenti sono oggetto di acquisizione o di affitti a lungo termine in America Latina, Asia, ex Unione Sovietica ma, soprattutto, Africa sub-sahariana. Queste acquisizioni fondiarie rappresentano una minaccia per la vita e per i mezzi di sussistenza dei poveri delle aree rurali, per l’equilibrio degli ecosistemi, per la sicurezza alimentare regionale e globale. Nel 2050 saremo più di nove miliardi ad abitare il pianeta, circa un terzo in più di oggi e, per soddisfare la domanda di cibo, avremo bisogno di aumentare la produttività agricola rispetto a quella attuale.

Per di più, dovremo farlo in maniera più sostenibile che in passato, cioè produrre di più inquinando di meno.
L’obiettivo dell’adeguamento dell’offerta alla crescita della domanda non è impossibile, ma può essere raggiunto con il contributo della ricerca e dell’innovazione e di adeguate politiche da costruire a livello globale.

Il lavoro ed i lavoratori.
Diritto al cibo=Diritto al lavoro

In questo scenario planetario è evidente come l’agricoltura ed i lavoratori del set- tore rivestano un ruolo da protagonisti rispetto alle principali sfide connesse alla realizzazione di modelli di sviluppo in grado di garantire la sostenibilità ambientale e la conservazione degli ecosistemi e delle risorse naturali.
Oggi, l’agricoltura, si trova a coniugare la necessità di dover produrre di più per una popolazione globale che aumenta e che cambia dieta, con l’urgenza di dover inquinare di meno, pena l’impossibilità di assicurare la sostenibilità dei processi di produzione e l’approvvigionamento alimentare alle generazioni future.

Su questi temi siamo pronti a confrontarci da attori protagonisti: diritto al cibo, diritto al lavoro, sviluppo sostenibile, sviluppo delle enormi potenzialità che il settore ha per il rilancio dell’economia dell’intero Paese. Su questi temi ci misureremo, ma vogliamo che il diritto al cibo sia tema strettamente coniugato al diritto al lavoro, ad un lavoro dignitoso e senza sfruttamento. Altrimenti si corre il rischio, già in corso nel dibattito attuale e nella sua rappresentazione mediatica, che tra i cibi con le loro eccellenze e marchi e chi quel cibo lo consuma (o al contrario non riesce ad averne diritto) si dimentichino coloro che sono tra questi due soggetti: i lavoratori che, con la loro professionalità, produco- no, trasformano, confezionano il cibo.

Per questo come sindacato di categoria dell’agroalimentare impieghiamo ogni nostro sforzo affinché cibo di qualità e diritto al cibo siano concetti non scindibili da qualità del lavoro, qualità ed esigibilità dei diritti dei lavoratori. Noi sappiamo bene come, troppo spesso, dietro ai prodotti agroalimentari ci sia lavoro sfruttato, sottopagato, caporalato, diritti negati, in Africa come in Italia. Il nostro contributo all’Expo sarà proprio quello di mettere al centro anche questi temi, perché solo parlando di diritto al cibo e diritto al lavoro giusto e dignitoso andiamo ad affrontare veramente e profondamente il tema della dignità della persona, così come ci è stato consegnato anche da Papa Francesco nel suo messaggio all’Expo delle Idee.

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