Il Ttip dopo il voto del PE. Un passo avanti ed uno indietro

 

Il Parlamento europeo ha approvato con 436 voti a favore, 241 contro e 30 astensioni, una serie di raccomandazioni che danno il via libera, pur con qualche mal di pancia qua e là, a un progetto di trattato transatlantico; progetto che minaccia da vicino diritti acquisiti e libertà di scelta degli europei (e degli americani) in settori chiave dell’economia, dei diritti dei lavoratori e della sicurezza alimentare, che come Flai Cgil, abbiamo ripetutamente denunciato. Tutto questo sempre nel nome del dogma della primazia dell’impresa, soprattutto se grande e transnazionale.

Il testo contiene solo raccomandazioni, ma ha una notevole importanza politica e istituzionale, perché il Parlamento Europeo ha il potere di approvazione o rigetto del Trattato alla fine dei negoziati; il contenuto è diventato scivoloso, e la convinzione che si potesse tener buona l’opposizione con un giochetto di parole eliminando il riferimento concreto all’ISDS (lo strumento col quale le Multinazionali possono portare in giudizio gli Stati sovrani) ha convinto molti deputati a rallentare la battaglia.

 

Infatti, la mozione delle raccomandazioni con un gioco di parole toglie di mezzo l’Isds e dichiara che bisogna introdurre un nuovo sistema per la risoluzione delle controversie tra investitori e gli Stati. Quale sarà e come dovrebbe funzionare non è affatto precisato.

 

Questa situazione ha spinto la Confederazione Europea dei Sindacati ad una critica molto pesante rispetto alla conclusione della discussione nel Parlamento Europeo.

 

L’unico aspetto positivo consiste nel fatto che la mozione Europea indica la necessità di inserire nel Ttip l’applicazione delle convenzione dell’ILO (organizzazione mondiale del lavoro) ed in particolare quella relativa al diritto di iscriversi alle organizzazioni sindacali che, come è noto gli Stati Uniti non hanno riconosciuto.

 

La nostra opinione è che allo stato non bisogna farsi alcuna illusione: finché esiste un meccanismo che permette agli investitori di fare causa agli Stati così come previsto dal compromesso, una specie di grado di giudizio a loro dedicato con tribunali speciali, è impossibile evitare gli effetti negativi che tale arbitrati possono avere su regole e scelte compiute dagli Stati.

 

Inutile scoraggiarsi per questa mezza vittoria del fronte pro TTIP a forza di cavilli e compromessi verbosi; la battaglia è ancora lunga e la Flai la affronterà con la coerenza delle proprie posizioni.

Pietro Ruffolo